
Non è andata giù all’Associazione Rete a Difesa delle Pensioni (ErreDiPi), la decisione del Gran Consiglio di chiamare alle urne i ticinesi sulle misure di compensazione per gli affiliati all’Istituto di previdenza del Canton Ticino (Ipct), approvate lo scorso 17 ottobre dal Parlamento che prevedono -ricordiamo un aumento del 3% degli accrediti di vecchiaia e quindi un incremento dei contributi da parte dei dipendenti (60%) e del datore di lavoro (40%). Per questo i membri del Comitato hanno deciso di fare ricorso al Tribunale federale.
Le motivazioni
“La decisione di sottoporre le modifiche della Legge sull’Istituto di previdenza del Canton Ticino al referendum finanziario obbligatorio (Rfo)”- si legge nel ricorso di quindici pagine- “viola i principi stabiliti dalla giurisprudenza del Tribunale federale in materia di spese vincolate e nuove, e dunque i loro diritti politici”. Oggetto del ricorso “è dunque unicamente la referendabilità della spesa litigiosa e della modifica complessiva”.
“Occorre riferirsi alla prassi del Tribunale federale”
In Ticino l’introduzione dell’Rfo è recente e risale al 26 novembre 2021. “Per stabilire se si tratta di una spesa o un investimento, di spesa vincolata e di spesa nuova, occorre riferirsi alla prassi del Tribunale federale”, continuano i ricorrenti, specificando di “ritenere che l’Rfo è escluso già per il fatto che non sia chiaro quale spesa sia superiore ai limiti fissati dalla Costituzione e meglio ai sei milioni annui”.
"Annullate la chiamata alle urne"
I membri di Comitati di ErreDiPi chiedono quindi al Tribunale federale, per voce dei propri avvocati, "che il referendum finanziario obbligatorio venga sospeso fino al giudizio del Tribunale federale e che la decisione del Gran Consiglio risalente allo scorso 17 ottobre venga annullata".
Manifestazione
Intanto mercoledì 22 novembre è prevista una manifestazione per protestare contro il peggioramento dei salari dei dipendenti pubblici contenuti nel Preventivo 2024. Manifestazione alla quale sarà presente anche ErreDiPi.

