
Fra non molto le cittadine e i cittadini svizzeri saranno chiamati a esprimersi in votazione popolare sulla neutralizzazione dell’aumento dei valori di stima. Un voto garantito in quanto riguarda una modifica costituzionale, su cui ad oggi sono state raccolte oltre 16mila, che verranno consegnate a Palazzo delle Orsoline il prossimo 27 gennaio. A comunicarlo sono gli stessi promotori dell’iniziativa, un 4x4 composto da quattro deputati dei partiti borghesi ticinesi (UDC, Il Centro, Lega, PLRT), i quali sono felici di affermare che “a dimostrazione del successo, si pensi che ne sarebbero bastate 10'000 e invece stiamo ancora ricevendo delle firme verificate dalle cancellerie comunali”. Ulteriori sottoscrizioni potranno essere consegnate fino al 3 febbraio.
Cosa prevede l’iniziativa
L’iniziativa in questione propone l’inserimento nella Costituzione cantonale di un nuovo articolo: “La revisione generale ricorrente dei valori di stima immobiliare non può comportare nel complesso un aumento automatico del gettito dei tributi pubblici, né una riduzione automatica delle prestazioni, degli aiuti e dei sussidi erogati nell’ambito del perseguimento degli obiettivi sociali”. Una modifica che “non solo causa un voto popolare ora, ma che anche in futuro va a tutela dei cittadini, qualora qualcuno intendesse cancellare il principio della neutralità della revisione generale ricorrente”.
Le ragioni dei promotori e dei cittadini firmatari
Fra le ragioni per cui i promotori e gli oltre 16mila firmatari chiedono il voto popolare sono sette. La prima riguarda il fatto che la revisione generale delle stime “non deve servire a fare cassetta e a far saltare prestazioni sociali”; stime che – seconda ragione – rischiano “concretamente di raddoppiare”. Ad oggi queste dovrebbero essere pari almeno al 70% del valore di mercato dell’immobile, ma in Ticino sono attorno al 45%: “un adeguamento delle stime senza misure compensatorie genererebbe, secondo calcoli preliminari, oltre 400 milioni di franchi annui di imposte aggiuntive solo per possedere una casa o un appartamento”. Inoltre – terza ragione – le stime “non hanno solo conseguenze fiscali, impattano anche l’attribuzione delle rendite complementari, dei prestiti di studio, delle rette di casa anziani e non solo”, a cui si aggiunge il fatto che – quarta ragione – “migliaia di persone potrebbero essere punite per il solo fatto di vivere in casa propria o di possedere immobili, anche nelle valli, spesso ereditati”. A sostegno del fatto che serva al più presto una base legale per proteggere i cittadini – quinta ragione – i promotori sottolineano come “la revisione generale è un atto amministrativo che non passa dal Parlamento”. Il divieto di maggiori prelievi e di riduzione delle prestazioni sociali – sesta ragione – “non va solo a vantaggio dei proprietari immobiliari, ma anche degli inquilini"; il proprietario potrebbe infatti “riversare sugli inquilini i maggiori costi di cui soffrirebbe”. Infine – settima e ultima ragione – “l’iniziativa difende anche le imprese, impedendo un aumento automatico dell’imposta immobiliare”.
Pamini: “Circa 20 leggi toccate dalle stime immobiliari”
“Era un tema molto tecnico e difficile da spiegare quando si raccoglievano le firme”, spiega il granconsigliere Paolo Pamini, primo promotore dell’iniziativa. Non appena si entra nel merito “non ci sono soltanto gli aspetti fiscali del previsto raddoppio delle stime immobiliari, quindi un raddoppio delle imposte sulla sostanza per chi ha casa, ma anche gli aspetti sociali”. Aspetti quest’ultimi che possono essere esemplificati con il calcolo delle rette delle case per anziani o le borse di studio, ma non solo. “Ci sono veramente una miriadi di leggi, circa 20, che sono impattate dalle stime immobiliari”
Un lavoro “enorme”
E proprio perché le ripercussioni del valore di stima di un’abitazione sono numerose, il lavoro di applicazione di una tale norma costituzionale sarebbe non da poco. “È un lavoro enorme. Il Governo e l’amministrazione già ci stanno lavorando ed è il motivo per cui abbiamo scelto un articolo costituzionale”. Da lì si irradierebbe di fatto il principio su tutte le leggi impattate “e l’applicazione durerà probabilmente per anni”. Gli iniziativisti, infine, sostengono che la nuova norma andrebbe beneficio di tutta la popolazione e non solo dei grandi proprietari immobiliari.

