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Ticino
Massimo Giletti su Crans-Montana: «I toni vanno abbassati»
screenshot video
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Redazione
un giorno fa
Il conduttore de «Lo Stato delle Cose» è intervenuto all’interno di Ticinonews per replicare alle accuse mosse da Sergio Savoia nell’ultima puntata di Matrioska: «Non posso accettare di essere etichettato come un uomo che aizza l’odio».

«Sono aperto alle accuse, alle provocazioni, alle critiche costruttive, ma non posso accettare di essere etichettato come un uomo che aizza l’odio». Massimo Giletti risponde così alle critiche mosse mercoledì scorso da Sergio Savoia all’interno di Matrioska, e mercoledì sarà ospite proprio della trasmissione condotta da Marco Bazzi per replicare alle accuse del giornalista Rsi.

Cosa è successo

Settimana scorsa a «Matrioska» è stato mandato in un onda uno spezzone di un intervento di Massimo Giletti a «Lo Stato delle Cose», andato in onda lunedì scorso, su RAI3. «Sapete quanto gli svizzeri valutano i morti di Crans-Montana? Esattamente la stessa cifra della cauzione di Jacques Moretti. Io mi vergognerei, se fossi un cittadino svizzero, a fare una proposta del genere a chi è bruciato vivo la dentro», diceva il conduttore italiano. Un atteggiamento criticato dal giornalista Rsi Sergio Savoia. «I programmi fanno un lavoro di aizzamento di odio: ciò non facilita le indagini, non avvicina la ricerca della verità e non agevola i rapporti tra  Paesi». E soprattutto «si cerca di utilizzare una gallina dalle uova d’oro - quale purtroppo si rivela essere questa vicenda - e sfruttarla il più a lungo possibile».

«Su Crans-Montana i toni vanno abbassati»

Intervenendo questa sera all’interno di Ticinonews, Giletti ha anche affermato di «credere che su Crans-Montana i toni vadano abbassati». Allo stesso tempo, però, «un giornalista deve porre delle domande e ottenere delle risposte». Troppe cose, ha aggiunto, «non quadrano in questa storia». Mentre per quanto concerne la relazione tra Svizzera e Italia, si dice «fiducioso del rapporto tra i due Paesi». Sulle indagini, infine, puntualizza come «la Svizzera è uno Stato di diritto e questo va rispettato». Ma come giornalista «ho il dovere di continuare a pormi delle domande», ha concluso.