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Matrioska
Programmi che aizzano odio: «Crans-Montana è purtroppo diventata una gallina dalle uova d'oro»
Red. Online
9 ore fa
La conduzione dell'inchiesta e le relative critiche giunte dall'Italia hanno alimentato una vivace discussione a Matrioska. Stauffer: «Con che legittimazione andiamo a criticare degli atti di cui non sappiamo nulla?». Rossi: «La procuratrice Pillaud ha fatto in modo di infangare la Svizzera».

La scarcerazione di Jacques Moretti, considerata dalla premier Giorgia Meloni «un oltraggio alla memoria delle vittime della tragedia di Capodanno e un insulto alle loro famiglie», ha innescato una vera e propria escalation politica tra Italia e Svizzera. «Possiamo comprendere l’indignazione, ma in Svizzera abbiamo procedure diverse da quelle italiane e i due sistemi giuridici non vanno sovrapposti», ha ribattuto dalle colonne del Blick il Presidente della Confederazione Guy Parmelin. «Bisogna rispettare la separazione dei poteri. La politica non deve interferire», ha aggiunto. Una situazione tesa, quella tra i due Paesi, che è stata oggetto di discussione anche ieri sera a Matrioska. Nella trasmissione in onda su TeleTicino, la discussione è partita dalla recente notizia di un terzo indagato per la tragedia avvenuta la notte di Capodanno. Un modo di muoversi «così attento e riguardoso, mi sembra un po' strano», ha commentato Giuseppe Guastella, inviato del Corriere della Sera. «Credo che l’individuazione di questa persona risalga già a tempo fa. Interrogarla adesso, in una vicenda così complessa, dove c’è il rischio teorico di inquinamento probatorio...Ecco, forse agire con un po’ più di rapidità darebbe un segnale di concretezza».

Gobbi: «La magistratura è autonoma»

Le critiche giunte in questi giorni dall'Italia e il conseguente «scontro», secondo il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi, non aiutano «Si mischiano questioni politiche e giudiziarie. In tal senso, noi come istituzioni svizzere adottiamo prudenza e cerchiamo al massimo di non interferire. La magistratura è autonoma e compie le sue decisioni, che possono essere contestate nelle corrette sedi giudiziarie», ha spiegato, aggiungendo: «Nel nostro paese ci sono 26 Cantoni, con altrettante giurisdizioni penali. Ciò è difficile da comprendere per Stati centralistici come i nostri vicini. Il Governo federale avrebbe dovuto spiegarlo; in questo caso, non ha difeso la Confederazione, composta da 26 Stati».

Stauffer: «Come osservatori dobbiamo fare un passo indietro»

Interpellato su come viene condotta l'inchiesta sui fatti di Capodanno, Emanuele Stauffer, già procuratore pubblico, ha rilevato come il primo gennaio «sarebbe stato forse necessario adottare alcuni provvedimenti, che invece non sono stati presi. Penso soprattutto alla decisione di non ‘bloccare’, sequestrare, tutti i mezzi di prova pertinenti, per esaminarli poi in un secondo momento». Detto ciò, «noi, come osservatori, dobbiamo fare un passo indietro. Con che legittimazione andiamo a criticare degli atti di cui non sappiamo nulla? Determinate strategie procedurali vengono implementate dal titolare dell'inchiesta e ognuno ha la sua tecnica». 

Le critiche di Rossi

Più duro, nel suo giudizio sul modo di condurre l'inchiesta, l'avvocato e deputato Udc Tuto Rossi. «In Vallese, la procuratrice generale ha probabilmente trattato questo caso come un incidente in macchina con quattro vittime e non si è resa conto della valanga che vi era attorno», ha dichiarato. «Capisco che gli attacchi dall’Italia siano forti, ma è lei ad aver fatto in modo di infangare la Svizzera». Secondo Rossi, «bisognava almeno prospettare il dolo eventuale. E il non aver neppure perquisito gli uffici degli organi predisposti a controllare la qualità ignifuga del locale è un grosso errore. Fatto in buona fede, sì, ma che attira polemiche. Come possiamo dire: ‘Abbiamo una procuratrice pubblica un po’ ingenua, ma fate silenzio?’».

Savoia: «Si alimentano false aspettative sulla possibile pena»

Critiche dall'Italia sono giunte anche da diversi programmi televisivi. Uno degli ultimi a esprimersi è stato Massimo Giletti, che non ha esitato a usare toni duri. Un atteggiamento criticato dal giornalista Rsi Sergio Savoia. «I programmi fanno un lavoro di aizzamento di odio: ciò non facilita le indagini, non avvicina la ricerca della verità e non agevola i rapporti tra  Paesi». E soprattutto «si cerca di utilizzare una gallina dalle uova d’oro - quale purtroppo si rivela essere questa vicenda - e sfruttarla il più a lungo possibile». Altro aspetto deplorato da Savoia «è l'atteggiamento dei colleghi italiani (e in parte svizzeri) di alimentare false aspettative su quella che potrebbe essere la pena alla fine dell'inchiesta; credo che ad oggi, a livello di condanna, ci si possa legittimamente aspettare tre anni. Noi facciamo credere alle famiglie delle vittime che Moretti voglia scappare perché rischia l’ergastolo, ma non è così. I 200'000 franchi di cauzione sono verosimilmente commisurati a quella che potrebbe essere l’entità della pena».