
La consigliera nazionale Magdalena Martullo-Blocher in Ticino. Ospite ad una serata popolare organizzata dall'UDC, la deputata democentrista si è espressa sugli accordi bilaterali III con l'UE, sull'iniziativa 'no ad una svizzera da 10 milioni' e sulla possibile alleanza con la Lega: «Non possiamo cambiare solo per aver successo alle elezioni», ha detto ai nostri microfoni.
L’intervista
Nuovi accordi con l'Unione Europea, i Bilaterali III: voi
la definite l'iniziativa della sottomissione. Perché?
«Sì, perché adottiamo diritto straniero, abbiamo giudici stranieri, abbiamo
sanzioni straniere e paghiamo anche molti soldi. Questo succede solo nelle
colonie. Nessun Paese al mondo stipula un contratto del genere. Per questo
motivo lo definiamo accordo di sottomissione».
In Svizzera però abbiamo strumenti politici come il
referendum. A suo modo di vedere non siamo già indipendenti?
«Il problema è che il diritto dell'Unione Europea
viene posto al di sopra del nostro diritto. Ha un effetto diretto: non c'è più
bisogno di discutere o approvare leggi in Parlamento. Non si può nemmeno più
fare un referendum, perché questi esistono solo per le leggi svizzere. Perdiamo
la nostra democrazia diretta così come la conosciamo, e i nostri vantaggi
rispetto all'UE».
In una situazione geopolitica instabile non sarebbe
vantaggioso rafforzare i rapporti con l'Unione Europea invece che con altre
superpotenze?
«I grandi Paesi hanno sempre fatto pressione, soprattutto
quando hanno problemi interni. Anche gli Stati Uniti seguono queste logiche: Trump
ha problemi perché non ha più posti di lavoro industriali. L'Unione Europea,
però, ha problemi ancora più importanti. E lo si vede, ad esempio,
nell'economia, nel debito, nella disoccupazione e così via. A differenza di
questi Paesi, in Svizzera si sta meglio. Dobbiamo semplicemente avere buone
relazioni con tutti, ma certamente non sottometterci agli altri».
Se la proposta sui 10 milioni – su cui il popolo voterà
il 14 giugno – dovesse venir accolta, crede sia applicabile?
«Il Consiglio Federale dovrebbe già da tempo applicare
misure affinché la situazione non esploda. Deve prendere provvedimenti. Se si
pensa che solo la metà degli immigrati che arrivano in Svizzera lavora e che
solo uno su dieci è un lavoratore qualificato, dobbiamo impedire questa
immigrazione per il nostro sistema sociale. Con gli accordi con l'Ue
l'immigrazione verrebbe ulteriormente ampliata. Ci sarebbero abbastanza misure
possibili, ma il Consiglio Federale semplicemente non fa nulla».
In Ticino l'UDC non è in Governo. In vista della corsa
alle elezioni cantonali si discute dell'alleanza Lega-UDC. Lei cosa ne pensa?
«Più diventiamo grandi e di successo nell'UDC, più diventa
difficile che altri partiti ci votino. Una sorta di alleanza quindi può avere
senso, ma dobbiamo anche rappresentare i nostri valori e le nostre posizioni.
Non possiamo semplicemente cambiare solo per ottenere successo a un'elezione».

