
Otto pecore trovate morte, quattro ancora disperse e un lama "sfracellato" nelle pietraie. Questa è "l'ennesima predazione da parte del lupo, accertata dal guardiacaccia che è intervenuto, avvenuta la scorsa settimana sopra Bosco Gurin, nei pressi della bocchetta 'Guriner Furgge'". Lo comunicano Associazione per la Protezione del Territorio dai Grandi Predatori (APTdaiGP) e Unione Contadini Ticinesi (UCT), affermando di aver "sollecitato il Consiglio di Stato a un intervento urgente". Con questa predazione, scrivono le due Associazioni, "si è superato il limite di danno rilevante definito dall'Ordinanza federale e si manifesta un pericolo persistente per il rimanente gregge". Inoltre, si legge, "il giorno dopo la predazione il proprietario del gregge ha incontrato a distanza ravvicinata e filmato un singolo lupo che si aggirava indisturbato e spavaldo nella zona dell'attacco".
L'esame del DNA
"Probabilmente a causa della predazione", continua il testo, "il gregge si è in seguito spostato sui ripidi pendii erbosi e rocciosi del Martschenspitz (pizzo adiacente alla bocchetta) dove per un lupo non è facile muoversi. Il lama che da diversi anni accompagnava il gregge e lo difendeva in modo abbastanza efficace con la propria mole e il suo istinto territoriale, forse a causa di una colluttazione con il lupo, è caduto dall’alto e si è sfracellato nelle pietraie sottostanti. Sarà l’analisi del DNA a stabilire se i segni sospetti rinvenuti sul corpo del lama appartengano effettivamente a un lupo: ricordiamo che, per i camelidi, la soglia minima per l’abbattimento è di un singolo capo. Già in giugno vi era stata nella zona la predazione di due ovini che si erano allontanati dal gregge; non lontano dal luogo dell’attacco, il guardiacaccia aveva poi potuto raccogliere sterco di lupo per cui ora sul sito dell’Ufficio caccia e pesca, anche questa predazione è stata attribuita al lupo". Inoltre APTdaiGP e UCT sottolineando che "l'azienda colpita è una delle sedici realtà ticinesi che hanno al progetto dello Studio Alpino che promuove la protezione delle greggi tramite i feromoni dissuasori e che tutti i capi predati, compreso il lama, ne erano privi". L’ipotesi di base -si legge ancora- "era che per tener lontano dal gregge il lupo, sarebbe bastato che la metà delle pecore portasse un collare con un diffusore di feromoni. La pratica ha dimostrato che quando alcuni capi privi di questo collare con diffusore si allontanano dal gregge possono però comunque venire attaccati. Quindi la protezione di gruppo si è dimostrata limitata".
"Il lupo in questione va abbattuto"
Le due Associazioni, "tenuto conto della situazione altamente critica, hanno inoltrato i giorni scorsi al Consiglio di Stato una richiesta urgente di abbattimento del lupo in questione. Questo poiché secondo l’Ordinanza federale sulla caccia sono ottemperate tutte le condizioni per procedere (danno rilevante - almeno 6 capi in 4 mesi, predazione da lupo accertata, gregge non proteggibile, necessità di intervenire per evitare ulteriori predazioni)". Nelle missiva APTdaiGP e UCT sollecitano inoltre il Governo "a finanziare urgentemente l'estensione dei collari con diffusore a tutti i capi del gregge che altrimenti rimane in grave pericolo, cosa che dovrebbe avvenire. Le nostre Associazioni esprimono la massima solidarietà e vicinanza all’allevatore colpito e alla sua famiglia, che oltre alle pecore, ha dovuto subire pure la perdita del lama che era stato introdotto proprio nel tentativo di difendere il gregge e a cui erano affezionati. Questo allevatore, come molti altri, ha cercato di proteggere il proprio gregge pur lasciandolo pascolare liberamente come prima dell’arrivo del lupo, puntando quindi sul benessere degli animali e sul preservamento dei pascoli anche più discosti". Associazione per la Protezione del Territorio dai Grandi Predatori e Unione Contadini Ticinesi (UCT) "si aspettano che lo Stato faccia la sua parte contenendo l’espansione del lupo, come si è ampiamente affermato di voler agire al momento in cui si è modificata l’Ordinanza federale sulla caccia entrata in vigore lo scorso 1° luglio". Lo scrivono invitando il Cantone "a non farsi bloccare da un groviglio legislativo eccessivamente teorico e rigido, continuamente in ritardo rispetto a quanto avviene sul nostro territorio".

