
Tempo di bilanci per la scuola ticinese: l’anno appena concluso è stato all’insegna della normalità sul fronte della pandemia. Per quanto riguarda la crisi ucraina, l’obiettivo di garantire una regolare integrazione scolastica agli allievi scappati dalla guerra è stato raggiunto. Ma soprattutto è stata trovata una quadra per il superamento dei livelli A e B alle scuole medie. E i preparativi per la sperimentazione – che coinvolgerà sei sedi – sono già iniziati. “C’è stata una giornata di formazione al DFA di Locarno il 20 giugno” conferma ai microfoni di Ticinonews Emanuele Berger, direttore della divisione della scuola e coordinatore del Dipartimento dell’educazione, cultura e sport. “I formatori e gli esperti hanno già cominciato a dare le prime indicazioni ai docenti e a lavorare con loro, e li seguiranno anche durante i due anni, in sede, attraverso delle comunità di apprendimento professionale. Il concetto di comunità e collaborazione tra docenti è centrale”.
“Andare incontro ai bisogni di tutti gli allievi”
Il coordinamento verrà svolto sui tre assi della sperimentazione: classi eterogenee, valutazione unica e codocenza. “La collaborazione tra due insegnanti implica il programmare insieme e lo stabilire assieme dei criteri di valutazione” prosegue Berger. “Ma può significare anche insegnare insieme o in alternanza. Vi è poi anche la differenziazione pedagogica, quindi il diversificare gli strumenti didattici in aula per andare incontro ai bisogni di tutti gli allievi”.
Formazione professionale la più gettonata
Per quanto riguarda i percorsi intrapresi dopo la scuola media, anche nello scorso anno la scelta privilegiata è stata la formazione professionale: quasi 6’700 gli studenti accolti in un percorso duale scuola-azienda, circa 3’500 quelli inseriti in una scuola professionale a tempo pieno. “Sicuramente chi conclude la formazione obbligatoria è interessato e informato sulle possibilità offerte da un sistema educativo e da una formazione professionale che permette di abbracciare una professione”, spiega il direttore della divisione della formazione professionale Paolo Colombo. I dati di quest’anno “testimoniano dell’interesse verso una formazione professionale, sia nella forma duale, sia in una scuola tempo pieno”.
La campagna di collocamento entra nel vivo
Sul fronte degli apprendisti, si guarda fiduciosi al futuro prossimo. A inizio giugno, sono già stati sottoscritti 838 nuovi contratti nelle aziende, vale a dire il 18% in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Ma la campagna di collocamento 2023 entra solo ora nel vivo e, di conseguenza, bisogna tenere alta la guardia. “La campagna di collocamento è partita bene nella misura in cui siamo ancora nella prima fase di sottoscrizione dei contratti di tirocinio”, precisa Colombo. “Non possiamo abbassare la guardia, poiché il nostro obiettivo è quello di giungere in autunno con il pieno collocamento dei giovani che desiderano intraprendere un apprendistato o trovare una soluzione transitoria”. I posti vacanti, al momento, sono ancora 766.
Carobbio: “Convinta della sperimentazione per il superamento dei livelli”
Per tornare alla questione livelli, la necessità del loro superamento è stata sollevata da più parti, come ha ricordato anche la consigliera di Stato e direttrice del DECS Marina Carobbio. “È un progetto in cui credo molto”, afferma Carobbio. Inoltre occorre avere “anche un altro approccio per garantire una formazione adeguata ai nostri giovani al termine della scuola media e offrire loro anche la capacità di affrontare le sfide che li attendono dopo. Sono convinta che la sperimentazione darà i risultati per far sì che si arrivi a questo superamento”.
“Si pensi anche a nuove formazioni”
Un altro tema che ha tenuto banco negli scorsi mesi concerne il ruolo della scuola, che per alcuni dovrebbe andare incontro alle esigenze dell’economia. La posizione di Carobbio in proposito è molto chiara. “La scuola deve dare anzitutto le conoscenze generali a tutti giovani e fornire loro i mezzi per poter scegliere, alla fine delle medie, il percorso seguente da intraprendere”, continua la consigliera di Stato. Nel frattempo, “penso che si debba pensare anche a nuove formazioni che rispondano ai bisogni emergenti. Pensiamo, ad esempio, agli ambiti della sostenibilità o della transizione energetica, che rispondono ai nuovi bisogni del mondo del lavoro ma soprattutto alle prospettive per i giovani”.
“La manovra di rientro non deve colpire i settori sensibili”
A settembre non comincerà solamente il nuovo anno scolastico, ma scoccherà anche l’ora della manovra di rientro, la quale coinvolgerà anche DECS. “Tutti i dipartimenti devono partecipare con delle misure di risparmio. Ma questa manovra deve essere equilibrata e non deve andare a colpire in maniera indiscriminata settori sensibili”. Per avere una formazione di qualità “dobbiamo avere anche i mezzi per farlo. Rispetto ad altri cantoni in Ticino si spende meno per l’educazione e la formazione e se vogliamo dare prospettive ai giovani, dobbiamo avere anche dei percorsi formativi adatti ai bisogni e di qualità”, termina Carobbio.

