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Ticino
“Inseguire i lupi solitari è molto difficile”
Redazione
6 anni fa
Peter Regli, ex capo dei servizi segreti svizzeri, riconosce le difficoltà di controllare tutti i radicalizzati ma ribadisce : “La rete di sicurezza svizzera funziona bene”.

L’attacco di ieri alla Manor di Lugano ha fatto grande scalpore, facendo sollevare perplessità e critiche sulle capacità d’intervento dei dispositivi di sicurezza svizzeri e ticinesi, ai quali l’identità della giovane attentatrice, è emerso, era nota dal 2017. Peter Regli, ex-capo dei servizi segreti e colonnello divisionario dell’Esercito, ai microfoni di Teleticino rimanda al mittente queste accuse, sostenendo che i servizi di sicurezza funzionano ma, semplicemente, non è possibile controllare tutti.

Quali sono le sue considerazioni su quanto avvenuto?
“Un punto positivo e uno negativo. Comincio con quello negativo: da airolese mi ha rattristato moltissimo che questo fatto sia avvenuto nel nostro cantone e soprattutto il fatto che due signore che si sono recate a fare acquisti erano al momento sbagliato nel posto sbagliato. Questo fa parte di questa minaccia terroristica, condotta soprattutto da lupi solitari. Quello che mi ha impressionato è la professionalità e la rapidità con la quale ha agito la polizia cantonale. Hanno subito preso il comando del luogo dell’attentato, hanno subito contattato la FedPol a Berna e mi ha fatto molto piacere la successiva conferenza stampa congiunta. Questo prova, contrariamente a certe accuse, che la rete di sicurezza svizzera funziona bene anche in Ticino”.

Qualcuno si interroga, anche tra gli ascoltatori, su come sia possibile che sia avvenuto un fatto simile se la 28enne era conosciuta. Cosa risponde?
“Voi stessi avete detto che, una volta rientrata nel 2017 e identificata dai nostri servizi di sicurezza sembra sia scomparsa dai radar, forse perché è tornata a condurre una vita normale. Devo ricordare a chi ci ascolta si parla almeno da 57 a 60 persone che sono potenzialmente in grado di lanciare un attacco terrorista. Sono nel mirino della Confederazione e dei Cantoni, ma per sorvegliare una persona 24 ore su 24 ci vogliono da 20 a 25 agenti. Ditemi voi come si fa, con i dispositivi ridotti dei nostri corpi di polizia, a controllare tutti. Nel nostro Paese dobbiamo sempre decidere tra sicurezza e libertà, abbiamo deciso per la libertà e quindi corriamo questi rischi”.

Quindi dobbiamo solo sperare che non facciano mai nulla?
“Guardi, qui sembra che abbiamo a che fare con un lupo solitario. Anticipare i lupi solitari, e ne abbiamo avuti in tutt’Europa, è cosa oltremodo difficile. Per i servizi di sicurezza è forze più semplice organizzare le organizzazioni di diverse persone, ma il lupo solitario che sceglie da solo l’arma, l’orario, il luogo e la vittima è molto difficile anticiparlo”.

Come possiamo escludere problemi di natura psicologica dell’autrice? Non si rischia di creare eccessivi allarmismi, visto che non c’è la certezza del movente islamista?
“Il punto positivo è che l’attentatrice di ieri è in vita. In questo modo si può interrogarla e questo è molto importante perché potrà indicare da una parte le motivazioni, dall’altra se collaborava con altre persone. Si potrà capire chi l’ha incitata a fare questo attacco, se ha ricevuto un ordine, eccetera. Perché come ci rendiamo conto, in Europa ormai questi terroristi, soprattutto quelli professionisti, sono tutti collegati con le reti sociali, da Telegram a Facebook eccetera. Lì naturalmente i servizi hanno un compito molto difficile nel decifrare e ricevere le informazioni al momento giusto”.

Come risponde alle preoccupazioni della gente che in questo periodo si reca nei negozi per fare acquisti e che finora poteva farlo tranquillamente, coronavirus a parte?
“La minaccia del virus è molto più importante, ha ragione. Qui parliamo di una minaccia terroristica che esiste in tutta l’Europa da tanti anni. Abbiamo sempre menzionato che questo periodo c’è, ora ci ha toccato in Svizzera romanda e in Ticino ma vorrei direi ai nostri ascoltatori che la nostra rete di sicurezza funziona bene, che impiega agenti formati e sensibilizzati sul tema. Però rimane il rischio, per tutti noi, di trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato. E lì, come in un incidente in macchina o in bicicletta, se abbiamo sfortuna dobbiamo convivere con questa situazione”.

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