Cerca e trova immobili
Stampa
Iniziativa sulla neutralità bocciata: il commento dei quotidiani ticinesi
Redazione
11 ore fa
Il netto «no» alle urne di ieri è stato al centro degli editoriali di questa mattina - Galli: «Una sconfitta totale che preclude ogni serio margine di rilancio» - Guerra: «Un verdetto senza appello»

«Una sentenza senza appello per chi puntava a una neutralità rigida e fine a sé stessa, ibernandola nella Costituzione». Così il giornalista del Corriere del Ticino Giovanni Galli ha definito, nel suo editoriale, il 70% di voti contrari espresso ieri dagli svizzeri all’iniziativa sulla neutralità. Partita con il botto, l’iniziativa lanciata da Pro Svizzera (con il massiccio sostegno dell’UDC) «ha progressivamente perso slancio man mano che dal dibattito pubblico ne emergevano i limiti. Anche il tentativo di preservarla in parte con un controprogetto è naufragato. Alla fine è stata un buco nell’acqua, senza attenuanti». Una sconfitta totale, «che preclude ogni serio margine di rilancio».

Inoltre, ricorda Galli, la scelta dei compagni di strada «non ha aiutato Christoph Blocher, che di questa iniziativa è stato ideatore e figura di riferimento. È probabile che le posizioni apertamente filorusse di alcuni suoi sostenitori e l’appoggio da parte dei comunisti contrari all’esercito abbiano nuociuto alla causa la necessaria libertà d’azione e che va continuamente adattata a seconda delle circostanze».

«Verdetto senza appello»

Stefano Guerra su laRegione parla invece di «un verdetto senza appello, che scongiura il rischio di dogmatizzare quello che resta pur sempre un semplice strumento, benché importante, della politica estera elvetica: un mezzo, non un fine, che in quanto tale deve poter continuare a essere impiegato con la necessaria flessibilità, a seconda delle circostanze che si verificano nel mondo». L’iniziativa, viene infatti ricordato, non chiedeva un semplice aggiornamento semantico o formale della vaga nozione di neutralità, «bensì un cambiamento di prassi». La Svizzera non avrebbe più potuto adottare sanzioni economiche, tranne che quelle decise dall’Onu, nei confronti di Paesi che violano il diritto internazionale ricorrendo alla forza armata; e la cooperazione militare con la Nato e l’Ue sarebbe stata limitata. Invece «potrà continuare a decidere caso per caso se riprendere o no le sanzioni decise dall’Unione europea, da altre organizzazioni o da Stati alleati».

Il prossimo appuntamento

Il risultato di ieri, tuttavia, «non è garanzia di sonni tranquilli». Tra due mesi si voterà infatti su una modifica di legge «che socchiude la porta all’esportazione e alla riesportazione di materiale bellico verso Paesi in guerra. Difficile non intravedervi una minaccia a quell’imperativo di credibilità che imporrebbe a uno Stato che si dichiara neutrale di perseguire una politica estera suscettibile di rafforzare la fiducia degli altri Stati nel suo statuto», conclude Guerra.

 

I tag di questo articolo