
Bocciata con il 70,15% di no, la prima, con il 72,52% la seconda – Anche in Ticino due «no», ma solo del 51,75% sulla neutralità – I Grigioni respingono il diritto di voto ai sedicenni – Bellinzona boccia il progetto Fortezza

In futuro a Zurigo varranno regole più severe per i grattacieli e saranno ridotte le aree in cui sarà possibile costruirli. È quanto prevede la revisione parziale del piano regolatore (Bau- und Zonenordnung, BZO) approvata oggi in votazione.
In città si contano attualmente circa 300 edifici alti più di 25 metri. La proposta iniziale del Municipio prevedeva di mantenere pressoché invariata la superficie complessiva destinata alle torri abitative. L'esecutivo intendeva però ridurre le zone per gli edifici fino a 80 metri e introdurre nuove aree per quelli fino a 60 metri, oltre ad ampliare quelle per costruzioni tra 25 e 40 metri.
Il Consiglio comunale ha tuttavia modificato profondamente il progetto, restringendo ulteriormente le aree destinate agli edifici più alti: quelli fino a 80 metri saranno ammessi soltanto lungo i binari ferroviari e nel centro di Oerlikon, mentre diverse zone previste per edifici fino a 40 metri sono state eliminate. Per la sinistra e l'UDC, tale variante consente di evitare un'ondata di demolizioni e di tutelare maggiormente la popolazione dal rischio di espulsione dai quartieri.
L'obiettivo della revisione era per entrambe le varianti integrare meglio gli edifici alti nel tessuto urbano, creando un valore aggiunto per la popolazione attraverso piani terra più animati, maggiori spazi per usi pubblici e comunitari e una valorizzazione delle aree verdi.
Al voto, il 62,6% ha approvato la variante più restrittiva del Consiglio comunale, mentre quella proposta dal Municipio - presentata come controprogetto - è stata respinta con la stessa percentuale. La partecipazione è stata del 45,8%.
Archiviata con soddisfazione da più parti la votazione sull'Iniziativa sulla neutralità, è già tempo di pensare alla prossima battaglia politica sul tema. Commentando l'esito odierno delle urne, in molti ne hanno approfittato per spostare l'attenzione sull'appuntamento del prossimo 29 novembre, quando il popolo dovrà esprimersi sulla modifica della legge sul materiale bellico.
Il fatto che una chiara maggioranza dell'elettorato abbia bocciato l'Iniziativa sulla neutralità dimostra lungimiranza, ha affermato il PLR, secondo cui una difesa credibile richiede collaborazioni internazionali e un'industria bellica nazionale funzionante. Per questo, fra due mesi, bisognerà votare sì.
Un'industria degli armamenti e dei beni a duplice uso efficiente è essenziale per mantenere in Svizzera competenze critiche, rafforzare la nostra capacità di difesa e ridurre le dipendenze in un contesto geopolitico incerto, gli fa eco Economiesuisse.
Meno severa
La revisione legislativa consente a uno Stato partner di ricevere materiale bellico elvetico anche se coinvolto in un conflitto armato. Norme meno restrittive si applicherebbero anche alla riesportazione di armi.
Non tutti la pensano così. «Chi non vuole la guerra deve impedire le esportazioni a parti in conflitto», ha dichiarato la consigliera nazionale Sibel Arslan (Verdi/BS). Il suo partito, soddisfatto che oggi si siano respinte le mire isolazionistiche dell'UDC, ha ribadito che si impegnerà attivamente nella campagna per il no.
«L'UDC, partner di Swissmem, sarà in difficoltà quest'autunno nell'affermare che la promozione delle esportazioni di materiale bellico è più importante della pace, dopo aver dichiarato quest'estate che non c'è niente di più importante dell'assenza di guerra», ha scritto dal canto suo il Gruppo per una Svizzera senza Esercito (GSsE).
Rapporti internazionali
Al di là di quelle che saranno le divergenze future, partiti e associazioni, facendo fronte comune contro l'UDC, hanno applaudito il risultato scaturito dalle urne oggi. «Il voto contrario invia un segnale ai Paesi vicini, indicando che la Svizzera fa parte dell'architettura occidentale dello Stato di diritto e della sicurezza», ha detto la consigliera agli Stati Marianne Binder-Keller (Centro/AG). Per la «senatrice», gli svizzeri hanno voluto confermare la prassi esistente e l'impegno alla cooperazione internazionale.
Si tratta di un chiaro segnale a favore di una politica sanzionatoria che punisca chi viola i diritti umani, ha invece sottolineato il consigliere nazionale Fabian Molina (PS/ZH). Proprio in materia di sanzioni, Berna deve fare ancora di più, ha sentenziato lo zurighese, ad esempio punendo i coloni israeliani violenti.
Il no all'iniziativa garantisce alla Svizzera un margine di manovra in politica estera e di sicurezza e la stabilizzazione delle relazioni con i nostri principali partner commerciali, mette in risalto Travail.Suisse. Le possibilità estremamente limitate di imporre sanzioni previste dal testo avrebbero messo a dura prova i rapporti con l'Unione europea, tira un sospiro di sollievo il sindacato.
Promotori non mollano
Dall'altra parte della barricata si accusa il colpo di un insuccesso pesante, ma non si intende mollare. «Continueremo a lottare», ha assicurato Stephanie Gartenmann, granconsigliera bernese dell'UDC e membro del comitato promotore, lanciando un monito al ministro degli esteri Ignazio Cassis, il quale ha garantito che Berna rimarrà neutrale in futuro: «Seguiremo tutto con molta attenzione». Perlomeno abbiamo avviato un dibattito sull'argomento e gli svizzeri hanno potuto prendere una decisione, si è consolato il consigliere nazionale Yvan Pahud (UDC/VD).
L'incomprensione sulla cooperazione militare con altri Paesi potrebbe essere la ragione del secco no, ha ipotizzato Stephan Rietiker, presidente di Pro Svizzera. La preparazione congiunta per un potenziale attacco sarebbe rimasta possibile, ha illustrato, ammettendo però che forse ciò non era sufficientemente chiaro.
Si è rammaricato della bocciatura anche l'ex ambasciatore e fondatore del Centro di Ginevra per la neutralità Jean-Daniel Ruch, convinto che, a oggi, la credibilità della Svizzera sia danneggiata, in particolare a causa dei doppi standard nell'applicazione delle sanzioni. «Gli europei ci fanno pressione e noi imponiamo sanzioni alla Russia. Gli israeliani ci fanno pressione e noi non imponiamo sanzioni a Israele», si è lamentato, preoccupato pure dalla «deriva atlantista» in seno alle istituzioni federali.
Il no odierno all'iniziativa sull'alimentazione non significa che nulla debba cambiare: lo ha dichiarato oggi il consigliere federale Guy Parmelin commentando il verdetto delle urne sul tema.
Il Consiglio federale - ha sottolineato il responsabile del Dipartimento federale dell'economia della formazione e della ricerca (DEFR) - resta convinto che il nostro sistema agroalimentare debba continuare a evolvere per rispondere alle sfide future.
Dobbiamo rafforzarne la resilienza, migliorare ulteriormente l'impiego delle risorse naturali, ridurre le perdite alimentari, incoraggiare l'innovazione e favorire modalità di produzione sempre più performanti sul piano economico e ambientale, ha detto, sottolineando che è proprio questo l'obiettivo perseguito nell'ambito della Politica agricola 2030+ la cui consultazione è stata avviata lo scorso 5 settembre.
La nostra ambizione è chiara: si tratta di produrre maggiore valore con le risorse a nostra disposizione, rafforzare i redditi agricoli, migliorare l'efficienza dei sistemi di produzione e consolidare la capacità del nostro Paese di far fronte alle crisi. Vogliamo avanzare in modo pragmatico sulla base di conoscenze scientifiche, del dialogo con i settori interessati e di una visione a lungo termine, ha puntualizzato Parmelin.
I due oggetti federali oggi in votazione hanno mobilitato poco l'elettorato. Con circa il 47%, il tasso di affluenza alle urne è stata inferiore rispetto alla media delle ultime consultazioni.
La partecipazione più alta si è registrata nel canton Sciaffusa, dove il voto è obbligatorio, con circa il 67% degli aventi diritto di voto. In Ticino come pure nei Grigioni l'affluenza è stata del 46%. Neuchâtel e Giura si collocano invece in fondo alla graduatoria, con poco meno del 40%. Al di sotto della media la partecipazione anche negli altri cantoni romandi. Nei cantoni germanofoni, invece, hanno votato tra il 42 e il 55% degli aventi diritto.
A titolo di confronto, l'iniziativa dell'UDC «No a una Svizzera da 10 milioni» e la riforma del servizio civile - sulle quali il popolo si era espresso lo scorso 14 giugno - avevano mobilitato l'elettorato al 58%, un tasso di partecipazione molto elevato rispetto alla media.
In marzo i quattro oggetti sottoposti a votazione - canone radiotelevisivo, fondo per il clima, denaro contante e imposizione individuale - erano già riusciti a mobilitare un buon 55% degli elettori.
Nel novembre 2025, le iniziative popolari «Per un servizio civico» e «Per il futuro» avevano mobilitato circa il 43% dell'elettorato. A settembre dello stesso anno, il valore locativo e l'identità elettronica avevano invece portato alle urne il 49,5% della popolazione.
Per il periodo dal 2011 al 2019, l'Ufficio federale di statistica aveva calcolato una media nazionale del 45,6%.
Il record di partecipazione spetta alla votazione sull'adesione allo Spazio economico europeo (SEE), quando, nel 1992, il 78,8% degli svizzeri aveva deposto la schedina.
Tra gli altri risultati più elevati, l'iniziativa contro il sovrappopolamento della Svizzera aveva attirato alle urne il 70,3% degli aventi diritto nel 1974. Nel 1989, il 69,2% degli aventi diritto di voto si era espresso sull'iniziativa per una Svizzera senza esercito.
Quello di oggi non è un voto contro la neutralità. Lo ha affermato il consigliere federale Ignazio Cassis, commentando la bocciatura dell'iniziativa sul tema. Il ticinese si è detto soddisfatto che la definizione di questo principio non sia stata irrigidita e che si possa continuare con la prassi attuale.
«Eravamo neutrali ieri, lo siamo oggi e lo saremo anche in futuro», ha evidenziato il ticinese. Da notare che il ministro degli esteri, malgrado sieda nell'esecutivo dal 2017, era alla prima votazione vissuta da responsabile di un dossier.
«La neutralità svizzera è sempre stata aggiustata a dipendenza del periodo: in certi più restrittiva, in altri più aperta», ha dichiarato Cassis, ricordando che essa preserva la sicurezza e l'indipendenza del Paese. «Essere neutrali non significa né essere soli, né essere indifferenti», ha aggiunto.
Il consigliere federale si è compiaciuto del fatto che la Svizzera potrà proseguire a decidere di caso in caso se applicare delle sanzioni economiche contro altri Paesi, sempre «guardando ai nostri interessi». Ha inoltre ribadito l'importanza della neutralità per la storia e l'identità elvetica, come dimostrato dal dibattito in questi mesi.
Gli svizzeri hanno nettamente bocciato oggi alle urne l'Iniziativa sulla neutralità. A scrutinio ultimato, il testo promosso da Pro Svizzera e da alcuni esponenti dell'UDC è stato respinto dal 70,2% degli elettori: nessun Cantone ha detto sì.
Niente Röstigraben
Nei numeri, la sconfitta è di quelle pesanti. Il campo dei no ha fatto l'en plein fra i Cantoni. Dalla sonora bocciatura si è discostato in parte il Ticino, dove l'iniziativa è sì stata respinta, ma con un esito tirato (51,7%). Gli altri sotto il 60% sono stati solamente Svitto (57,9%) e Appenzello Interno (59,7%). Altrove l'opposizione alla proposta ha assunto i connotati della disfatta per gli iniziativisti e stavolta non vi è stata traccia del Röstigraben che puntualmente fa capolino durante le votazioni. In 12 Cantoni il tasso di rifiuto ha superato il 70%, con in testa Basilea Città (79,9%), Neuchâtel (75,6%) e Zurigo (74,5%), seguiti da Basilea Campagna, Berna, Vaud, Soletta, Lucerna, Giura, Zugo, Friburgo e Argovia. Nei Grigioni i contrari hanno raggiunto il 66,6%.
Le argomentazioni
Stando ai favorevoli, al giorno d'oggi il principio di neutralità, al quale si deve la libertà e prosperità della Svizzera, viene sempre più svuotato del suo significato e modellato a piacimento per avvicinarsi ad esempio alla Nato. Un pericolo sia per l'economia sia per la credibilità della Confederazione, in primis per il suo storico ruolo di mediatrice, hanno avvertito durante la campagna. Per gli scettici invece, tra cui si annovera il Consiglio federale, non serviva una nuova definizione che avrebbe limitato in maniera eccessiva il margine di manovra della politica estera del Paese, minando quella flessibilità che, a detta di molti, è la vera forza della neutralità in salsa elvetica. Negli scorsi mesi, il testo è stato da più parti bollato come nocivo per la sicurezza e qualcuno si è perfino spinto a etichettarlo come pro-Putin.
L'alimentazione
Nessun profondo cambiamento strutturale nell'agricoltura elvetica nei prossimi dieci anni: con un netto 72,5% di no il popolo svizzero ha bocciato l'iniziativa sull'alimentazione. Tutti i Cantoni si sono espressi contro.
In Ticino, il testo è stato respinto nella misura del 68,66% - una quota tra le più basse - mentre nei Grigioni, i contrari hanno rappresentato il 75,01%. Più netta - con oltre l'80% dei voti contrari - è stata la bocciatura nei cantoni di Uri (80,82%), Svitto (81,02%), Appenzello Interno (80,29%), Obvaldo (80,26%). Di poco inferiore è stato il rifiuto (79,85%) espresso da Nidvaldo. A respingere l'iniziativa in modo più contenuto - oltre il Ticino dove da notare i comuni di Verzasca e Campo Vallemaggia hanno accolto l'iniziativa - sono stati i cantoni di Ginevra (62,63%), Basilea Città (63,16%) e Neuchâtel (65,49%).
Le richieste
L'iniziativa, la cui esatta denominazione è «Per un'alimentazione sicura - mediante il rafforzamento di una produzione nazionale sostenibile, più derrate alimentari vegetali e acqua potabile pulita (Iniziativa sull'alimentazione)», è stata depositata il 16 agosto 2024 corredata da 112'736 firme valide.
Il testo, dietro il quale ci sono Franziska Herren dell'associazione «Acqua pulita per tutti» e altre sei persone, chiede che l'agricoltura svizzera produca una quantità nettamente maggiore di derrate alimentari in modo da ridurre la sua dipendenza dall'estero e aumentare la sicurezza alimentare. Per raggiungere tale obiettivo dovrebbe puntare più sulla produzione e sul consumo di alimenti di origine vegetale anziché animale e aumentare il tasso di autoapprovvigionamento netto dall'attuale 45% ad almeno il 70% entro dieci anni. L'iniziativa mira inoltre a migliorare la protezione dell'ambiente e dell'acqua potabile. Il testo ha affrontato temi interessanti, ma ha preteso un'attuazione troppo rapida e troppo radicale, ha affermato il politologo Lukas Golder alla televisione svizzera SRF. Inoltre, l'iniziativa non ha ricevuto alcun sostegno dall'establishment politico. Il piccolo comitato ha dovuto condurre la campagna in gran parte da solo.
La popolazione svizzera ha respinto l'Iniziativa sulla neutralità con il 70,15% di «no». Bocciata anche l'Iniziativa sull'alimentazione, dal 72,52% dei votanti.
La partecipazione si è attestata al 47%.

A Zurigo, le case per anziani, le strutture di cura, gli ospedali e le cliniche di riabilitazione saranno obbligate a consentire il suicidio assistito all'interno delle loro mura. Lo prevede una legge adottata oggi con il 68,1%. La partecipazione è stata del 47,6%.
La riforma legislativa, elaborata dal Gran Consiglio, fungeva da controprogetto a una iniziativa popolare nel frattempo ritirata. Era contestata da una minoranza borghese e dal Consiglio di Stato, favorevole all'estensione dell'obbligo alle case per anziani e di cura, ma contrario a imporlo anche a ospedali e cliniche di riabilitazione.
Dalla riforma sono invece escluse le strutture psichiatriche e le carceri. Attualmente, l'obbligo vale solo per le case per anziani e di cura gestite dai Comuni o per loro conto.
Con il 59,2% di «no», gli zurighesi hanno invece respinto la legge che voleva migliorare le condizioni di lavoro degli insegnanti: le ore annue dei docenti responsabili di classe sarebbero passate da 100 a 160 per attività supplementari (colloqui con i genitori e organizzazione di soggiorni scolastici), mentre il fattore delle lezioni da 58 a 59, con più tempo retribuito per la preparazione. Sostenuta dall'associazione dei docenti, la riforma era osteggiata da 99 Comuni e Città - appoggiati da UDC e PLR -, che temevano costi aggiuntivi per 83 milioni di franchi, di cui circa 67 milioni a loro carico.
Ginevra è il primo Cantone ad approvare il principio della gratuità universale della contraccezione. L'iniziativa socialista «Per una contraccezione gratuita» è stata approvata oggi dal 58,5% dei votanti. La partecipazione è stata del 44,2%.
Tutti i metodi la cui efficacia è riconosciuta saranno inclusi: la pillola, i dispositivi intrauterini (spirali), gli impianti, le iniezioni, i cerotti, gli anelli vaginali, la pillola del giorno dopo e anche i preservativi. I costi sono stimati in circa 20 milioni di franchi all'anno.
Durante la campagna, la sinistra e il Centro hanno sostenuto il testo in nome della parità di accesso alla salute sessuale e contraccettiva. PLR, MCG e UDC, insieme al Consiglio di Stato, lo hanno invece contestato perché, a loro avviso, non era sufficientemente mirato alle persone con redditi bassi.
La palla passa ora al Consiglio di Stato, che dovrà preparare una legge d'applicazione. Il titolare della sanità Pierre Maudet intende riunire ginecologi, farmacisti, associazioni e iniziativisti per discutere la portata del testo e le misure da adottare. La concretizzazione dell'iniziativa è attesa per il 2028.
Gli altri oggetti in votazione
Sempre oggi, i ginevrini hanno dato luce verde anche al credito di 39,5 milioni di franchi destinato a cofinanziare infrastrutture per la mobilità nella vicina Francia. Nelle urne, il «sì» ha raggiunto il 56,8%.
Il progetto approvato prevede la creazione di 1.600 posti auto supplementari nei P+R francesi, corsie preferenziali per gli autobus e l'estensione della rete tranviaria. L'obiettivo è ridurre di 15.000 il numero di veicoli che ogni giorno percorrono le strade del Cantone. Ad eccezione del Mouvement Citoyen Genevois (MCG) e dell'UDC, che ha lasciato libertà di voto, tutti i partiti avevano invitato ad approvare il credito.
Al voto i ginevrini hanno invece respinto, con il 58,5% dei consensi, la proposta di ridurre di 2 milioni di franchi all'anno, a partire dal 2026, il finanziamento previsto dal contratto di prestazione 2025-2028 tra la Scuola universitaria professionale della Svizzera occidentale e il Cantone.
«No» anche - con il 63,5% - alla modifica legislativa che mirava facilitare l'acquisto dell'alloggio da parte degli inquilini. Contro la riforma l'Associazione degli inquilini aveva lanciato il referendum poiché temeva un aumento delle disdette.
Il diritto a un'istruzione di qualità non figurerà nella Costituzione cantonale bernese. Con il 59,9% di «no» è stata respinta una iniziativa popolare che lo chiedeva. La partecipazione è stata del 45,3%.
Cantone e Comuni avrebbero dovuto garantire su tutto il territorio un insegnamento di alto livello e fornire i mezzi necessari, assicurando inoltre che docenti e personale scolastico specializzato siano qualificati. Respingendo la proposta, i bernesi hanno seguito le argomentazioni delle autorità, che ritenevano le richieste già presenti nella legge e attuate.
Il no odierno all'Iniziativa sulla neutralità garantisce alla Svizzera un margine di manovra in politica estera e di sicurezza. È quanto mette in risalto Travail.Suisse, aggiungendo che ciò è fondamentale anche per la stabilità delle relazioni con i nostri principali partner commerciali.
Le possibilità estremamente limitate di imporre sanzioni previste dal testo avrebbero ad esempio messo a dura prova i rapporti con l'Unione europea, evidenzia in una nota la confederazione sindacale.
Il rispetto del diritto internazionale è un prerequisito fondamentale per la pace, la stabilità e la dignità umana, afferma l'organizzazione. Berna deve quindi poter continuare a imporre sanzioni in caso di guerre di aggressione che violano il diritto internazionale.
Il netto rifiuto all'Iniziativa sulla neutralità rappresenta un allontanamento dall'orientamento «verso il profitto» di questo principio. Lo dichiara il Gruppo per una Svizzera senza Esercito (GSsE), che attribuisce gran parte del merito della vittoria alla campagna condotta da diverse organizzazioni di sinistra.
Il verdetto delle urne conferma il «massiccio sostegno» alle sanzioni contro i Paesi che violano il diritto internazionale, indica il GSsE in una dichiarazione. La popolazione non ha inoltre voluto sancire il concetto di neutralità armata nella Costituzione.
L'organizzazione guarda anche al futuro, nella fattispecie al voto del prossimo novembre sulla legge sul materiale bellico. «L'UDC, partner di Swissmem, sarà in difficoltà quest'autunno nell'affermare che la promozione delle esportazioni di materiale bellico è più importante della pace, dopo aver dichiarato quest'estate che non c'è niente di più importante dell'assenza di guerra», scrive il GSsE.
Franziska Herren, promotrice dell'iniziativa sull'alimentazione, ha espresso oggi rammarico per la mancanza di sostegno dei partiti e della classe politica. L'aumento della quota di approvvigionamento è stato forse percepito come «irraggiungibile», ha osservato il copresidente dei Giovani Verdi Sheldon Masseraz.
«I grandi problemi legati alla protezione delle acque e all'agricoltura nel contesto del cambiamento climatico sono ben reali», ha dichiarato Herren alla SRF. Per lei è, per così dire, «surreale che l'intera classe politica si sia opposta alla nostra causa».
Non prende ancora in considerazione una terza iniziativa. «Per il momento, è una questione che rimane del tutto in sospeso», ha aggiunto.
Sheldon Masseraz, copresidente dei Giovani Verdi, unico partito che sosteneva il testo, non è sorpreso dal risultato: «Non ci aspettavamo di vincere, ma le questioni che il testo ha sollevato sono fondamentali», ha dichiarato sulle onde della radio romanda RTS.
L'obiettivo di aumentare l'autosufficienza alimentare al 70% nell'arco di un decennio può essere stato forse percepito come «irraggiungibile», ha osservato. La siccità e le ondate di caldo non hanno avuto un effetto diretto sul voto, alla luce dei risultati parziali. Secondo lui, occorre riuscire a incoraggiare la popolazione e «suscitare in lei il desiderio di seguire una dieta vegetale».
A Davos sarà necessario andare al ballottaggio per assegnare il seggio che verrà lasciato vuoto dall'attuale vicesindaca Valérie Favre Accola (UDC), eletta in Governo. Anche in altri Comuni grigionesi si è votato su diverse questioni comunali. Keystone-ATS li ha raccolti in una panoramica.
A Davos si va al ballottaggio
Per eleggere chi succederà a Valérie Favre Accola, che dal 1° gennaio 2027 siederà nel Governo grigionese, è necessario andare al secondo turno nel Comune di Davos. Oggi nell'elezione suppletiva nessuno dei tre candidati ha raggiunto la maggioranza assoluta.
Ad arrivarci più vicino è stato Christian Thomann del Partito Evangelico Svizzero, che ha ottenuto 1'072 voti. La maggioranza assoluta era a 1'426. Al secondo posto con 1'039 preferenze si è invece piazzata Andrea Ambühl-Schreiber (PLR) e al terzo Rebekka Gadmer (UDC) con 739 preferenze.
Il ballottaggio si terrà il 29 novembre. Attualmente, oltre a Favre Accola, siedono nell'esecutivo della seconda città grigionese il sindaco Philipp Wilhlem (PS), Jürg Zürcher (PLR), Walter von Ballmoos (VL) e Claudia Bieler (PS).
Sì alla nuova seggiovia ad Arosa
La revisione parziale della pianificazione territoriale del Comune di Arosa è stata approvata con 683 voti a favore e 286 contrari. Con l'approvazione è ora possibile costruire una nuova seggiovia a sei posti ed ampliare l'impianto di innevamento nel comprensorio Parsenn-Gotschna.
Dato che le piste si trovano per gran parte sul territorio di Klosters, anche questa località sarà chiamata alle urne.
Scuola di Thusis verrà ampliata
La sede delle scuole superiori Compogna a Thusis verrà ampliata. In tutto, 419 persone si sono espresse a favore del credito da oltre un milione di franchi, 268 invece le voci contrarie.
La costruzione di due ulteriori aule scolastiche è necessaria, perché il numero degli scolari è in crescita e lo spazio a disposizione è al limite. Le nuove aule dovrebbero essere pronte entro l'anno scolastico 2027/2028.
Elezioni a Ilanz, Bergün/Filisur, Domleschg e Zernez
Martin Capeder è stato eletto nuovo sindaco di Ilanz. Nell'elezione odierna ha ottenuto 1'011 schede favorevoli su 1'144 schede valide. Già oggi Capeder è vicesindaco del Comune in Surselva. Il 49enne indipendente entrerà in carica il 1° gennaio 2027.
Anche a Bergün/Filisur c'era una sola candidata per il seggio di sindaco. Con 245 voti su un totale di 328 è stata eletta Ruth Leu Marseiler. Il 54% degli aventi diritto al voto si sono recati alle urne.
Nel Comune di Domleschg è stato eletto Roland Margadant, che ha ottenuto 647 voti. Il suo sfidante, Othmar Caviezel, ne ha invece raggiunti 225. La partecipazione si è attestata al 56%.
A Zernez è stato rieletto in modo netto l'attuale sindaco Domenic Toutsch, che ha ottenuto 477 voti sulle 588 schede valide inoltrate. Il candidato Fadri Guler, anche in corsa per la poltrona di sindaco, ha fatto solo 95 voti.
La credibilità della Svizzera è stata danneggiata, in particolare a causa dei doppi standard nell'applicazione delle sanzioni. È quanto afferma l'ex ambasciatore e fondatore del Centro di Ginevra per la neutralità Jean-Daniel Ruch, secondo cui oggi a fare la differenza sono le pressioni esterne.
«Gli europei ci fanno pressione e noi imponiamo sanzioni alla Russia. Gli israeliani ci fanno pressione e noi non imponiamo sanzioni a Israele», ha detto Ruch sulle onde della radio romanda RTS dopo il chiaro no all'Iniziativa sulla neutralità. Il testo invece, ha aggiunto, avrebbe garantito una coerenza da questo punto di vista.
Il diplomatico lamenta inoltre che non si sia messo un freno alla «deriva atlantista» che si osserva all'interno delle istituzioni federali, primo fra tutti il Dipartimento della difesa (DDPS). È anche importante, ha proseguito, che ora il Consiglio federale comunichi attivamente con gli altri Paesi, perché, da fuori, il voto odierno può essere percepito come una volontà degli svizzeri di non essere più neutrali.
A Lucerna si è votato oggi su due proposte per ridurre gli episodi di violenza legati alle partite dell'FC Lucerna: l'iniziativa popolare del Centro «Contro la violenza dei tifosi», che chiedeva misure più severe, e il controprogetto del Gran Consiglio. Entrambi i testi sono stati approvati (il primo con il 52,8% e il secondo con il 74,8%). Nella domanda sussidiaria i lucernesi hanno scelto con il 58,8% dei voti di privilegiare la controproposta. La partecipazione è stata del 48,7%.
Contrariamente all'iniziativa, il controprogetto elaborato dal legislativo punta maggiormente su prevenzione, dialogo, maggiore responsabilità del club e videosorveglianza, rinunciando ai controlli d'identità che richiederebbero un coordinamento nazionale. Il Centro aveva criticato tale approccio perché, a suo avviso, si limita a sancire per legge la pratica attuale senza introdurre un vero cambiamento. Il Governo e gli altri partiti avevano replicato sostenendo che l'iniziativa interviene solo su alcuni aspetti, non è coordinata con gli sforzi a livello nazionale e quindi non sarebbe efficace.
Una seconda votazione ha riguardato l'estensione degli orari di apertura dei negozi non presidiati, compresi quelli presso le stazioni di ricarica elettrica, approvata con 55,2% del voti. Lo scopo della riforma è adeguare la legge alle nuove abitudini di acquisto. Commercianti, UDC, PS e sindacati si sono invano opposti, sostenendo che la riforma penalizzerà i piccoli negozi e aumenterà il carico di lavoro dei dipendenti.
Si è votato inoltre su due progetti sottoposti a referendum obbligatorio. Il primo prevedeva l'ampliamento della scuola cantonale di Reussbühl per 86,5 milioni di franchi (approvato con il 67,6% di «sì»), il secondo riguardava la promozione economica, che sarà finanziata con 250 milioni di franchi all'anno derivanti dalla tassazione minima OCSE (65,1% di «sì»). La sinistra si era invano opposta, ritenendo che le entrate fiscali finirebbero per tornare alle grandi aziende.
Via libera nel canton Vaud ad una massiccia riduzione delle imposte: con il 53,1% dei voti è stata approvata un'iniziativa popolare legislativa che chiede di ridurre del 12% le imposte cantonali sul reddito e sulla sostanza. La partecipazione è stata del 50,0%.
Con la loro proposta, gli iniziativisti hanno voluto correggere quella che considerano una fiscalità troppo pesante rispetto agli altri Cantoni. Dal loro punto di vista, il Cantone potrebbe assorbire il calo delle entrate senza tagliare i servizi pubblici. Per i promotori, inoltre, se le finanze pubbliche sono in condizioni difficili non è per colpa delle entrate, che continuano ad aumentare, ma delle uscite troppo elevate.
Il Gran Consiglio e il Consiglio di Stato hanno raccomandato di respingere l'iniziativa, giudicandola eccessiva. Il governo aveva inoltre già introdotto un "piano per il potere d'acquisto", che prevedeva tra l'altro una riduzione graduale dell'imposta sul reddito, fino al 7% nel 2027. A suo avviso, un taglio del 12% renderà inevitabili importanti risparmi e riduzioni dei servizi.
Anche la sinistra e i sindacati si opponevano, definendo l'iniziativa "una truffa" e "il furto del secolo". A loro avviso, il beneficio andrà soprattutto ai redditi elevati e ai grandi patrimoni e indebolirà la capacità dello Stato di finanziare i servizi pubblici.
Da notare che vista l'approvazione dell'iniziativa, il Consiglio di Stato annullerà la riduzione del 7% già prevista, per evitare un doppio taglio fiscale.
La bocciatura dell'Iniziativa sulla neutralità scontenta il Partito comunista. «L’esito del voto rappresenta una vittoria dell’UE (che sta promuovendo la corsa al riarmo); della NATO (che sta fomentando l’escalation alla ricerca del casus belli per estendere la guerra contro la Russia); dei CEO delle grandi banche (che temevano di non poter più fare affari con gli Stati Uniti) e anche dello Stato Maggiore Generale dell’Esercito svizzero (che si sentirà ora libero di proseguire la progressiva ma totale integrazione delle forze armate alla NATO)».
Massimiliano Ay (Partito comunista) ai microfoni della RSI ha commentato il risultato risicato in Ticino. E parlato di «un segnale di sfiducia dei ticinesi verso la politica adottata dal ministro degli Esteri Ignazio Cassis». Quella che ha definito «una linea di subalternità nei confronti dell'Unione europea». Si tratta di «un segnale magari debole ma importante per un altro tipo di politica da parte del suo rappresentante a livello federale», ha aggiunto.
«Il grande merito di questa iniziativa è stata quella non solo di aprire un ampio dibattito di fondo sulla collocazione geopolitica del nostro Paese e sulla sua tradizione diplomatica, ma anche fare chiarezza su quali forze difendono la pace e la sovranità nazionale e chi invece ha sostenuto le élite globaliste che vogliono porci contro il Sud Globale».
Il partito dei e delle Verdi si rallegra del chiaro rifiuto dell'iniziativa sulla neutralità. «La popolazione svizzera infligge così un nuovo colpo a un'iniziativa isolazionista dell'UDC». La popolazione svizzera vuole poter continuare ad adottare sanzioni e a punire i Paesi che violano il diritto internazionale. La neutralità non significa né indifferenza né chiudere gli occhi: il diritto internazionale non è facoltativo.
Gli ecologisti si impegneranno con forza contro l'allentamento della legge sul materiale bellico, che sarà sottoposta a votazione a novembre.
Consenso sull'agricoltura ecologica
Il rifiuto dell'iniziativa sull'alimentazione dimostra che la popolazione non vuole né un'agricoltura ancora più intensiva né un tasso di autosufficienza troppo elevato. Ciònonostante, l'estate torrida di quest'anno, con i suoi record preoccupanti, ha fatto emergere un consenso sulla necessità di adottare un'agricoltura più ecologica e resiliente, sottolineano i Verdi.
Il PLR accoglie il netto rifiuto dell’iniziativa sulla «neutralità»: «Rappresenta una decisione importante per una Svizzera neutrale, armata e in grado di agire». La Svizzera era, è e rimane neutrale e armata. Proprio perché la neutralità ha dato prova di sé in diverse situazioni storiche, non deve essere scolpita nel marmo. In un mondo sempre più instabile, la Svizzera deve definire la propria posizione nei confronti delle guerre e dei conflitti caso per caso e agire con intelligenza strategica. La Svizzera deve poter continuare a collaborare militarmente con i propri partner e ad addestrarsi anche in tempo di pace. Inoltre, la Svizzera ha bisogno di un’industria degli armamenti nazionale vitale, in grado di esportare all’estero.
Il PLR accoglie inoltre con favore la netta bocciatura dell’iniziativa sull’alimentazione. «La proposta avrebbe portato a un veganismo imposto dallo Stato, accompagnato da massicci interventi sulla libertà di scelta dei consumatori. Allo stesso tempo, rendimenti agricoli inferiori e requisiti più severi avrebbero portato a prezzi più alti dei generi alimentari e a un’offerta più scarsa».
La testa è già rivolta all'appuntamento con le urne fra due mesi, nel quale si voterà sulla modifica della legge sul materiale bellico. Gli Stati partner che condividono gli stessi valori della Confederazione dovrebbero essere autorizzati a trasferire equipaggiamento militare svizzero a condizioni chiare e trasparenti, rivendica lo schieramento.