
Ha fatto discutere in questi giorni il parere espresso dai consiglieri di Stato leghisti Norman Gobbi e Claudio Zali, che in un’opinione pubblicata su Il Mattino della Domenica si sono detti favorevoli all’iniziativa per il canone a 200. Una posizione opposta rispetto a quella espressa dall’intero Consiglio di Stato, che si è raccomandato di respingere la proposta. Proprio da questo spunto è partita ieri la discussione a Detto Tra Noi, trasmissione in onda su TeleTicino. «Mi stupisce vedere una posizione, seppur minoritaria, a favore di questa iniziativa», ha rilevato il consigliere nazionale centrista Giorgio Fonio. «Alle nostre latitudini uno dei temi che scalda maggiormente la politica è quello della perequazione finanziaria, ovvero la ripartizione dei soldi tra Berna e il Ticino; spesso ci viene detto che il nostro cantone è penalizzato, ma con il canone questo non succede: riceviamo 5 volte quello che viene versato. È quindi un po’ strano sentire degli eletti, che dovrebbero fare gli interessi del Ticino, spendersi così tanto contro qualcosa di positivo per la nostra regione».
Bühler: «Concentrare il mandato su ciò che vogliono i cittadini»
«La perequazione sulle regioni verrebbe garantita anche in caso di approvazione dell’iniziativa. Ovviamente sarebbero 850 milioni e non 1,3 miliardi », ha replicato il granconsigliere democentrista Alain Bühler. «Ciò che si chiede è di ridurre e rendere più efficiente un apparato mastodontico che pesa sulle tasche dei cittadini per 335 franchi». Se questi milioni che arrivano da Berna « vengono spesi per pagare 400'000 franchi il direttore, o tutta una serie di quadri, si può risparmiare». Oggi «si chiede alla Rsi di concentrare il proprio mandato sul fulcro di ciò che vogliono i cittadini: informazione, approfondimento e cultura. Tutto il resto è grasso che cola e va tagliato».
Botta e risposta
In merito alle conseguenze di un eventuale «sì» alle urne, «un calo del canone a 200 franchi provocherebbe la scomparsa di migliaia di posti di lavoro - in Ticino si parla di circa 1'000 - e una perdita di circa 220 milioni che oggi vengono spesi sul territorio», ha rilevato Fonio, aggiungendo che «in caso di approvazione dell’iniziativa, a non sopravvivere sarebbero proprio intrattenimento e cultura, mentre rimarrebbe l’informazione, quella che spesso gli iniziativisti contestano». Infine, la domanda che si è posto il deputato centrista è: «Vogliamo aprirci a mercati diversi? Stiamo vedendo ciò che succede in Italia, con la tragedia di Crans-Montana trasformata in un talk show». «Noi riduciamo al SSR, non la facciamo sparire», ha risposto Bühler. «E l’ipotesi che vi siano emittenti pronte ad arrivare in Svizzera per prendere il posto della Rsi non sta in piedi». Per quanto concerne gli impieghi «l’iniziativa mira a rendere più snello un servizio. Noi vogliamo che la SSR si concentri su un mandato ben preciso. L’intrattenimento lo vedremo su altre offerte. Non si può chiedere ai cittadini di sborsare 335 franchi per qualcosa che magari non guardano neanche».
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