
Le donne scendono in piazza a quarant’anni dall’introduzione della parità tra uomo e donna nella Costituzione svizzera e a trent’anni dal primo grande sciopero. Ma anche nel 2019, lo ricorderete, le piazze del Ticino si sono tinte di viola e per questa sera alle 18.00 a Bellinzona è in programma un nuovo corteo da Piazza del Sole fino a Palazzo delle Orsoline. Le rivendicazioni? Ancora tante.
“Indietro non torniamo”
“Indietro non torniamo”: è questo lo slogan per la giornata di oggi. A parlarne è Chiara Landi del collettivo “Nateil14giugno” ai microfoni di Radio3i. “La disparità è aumentata e per questo quest’anno abbiamo scelto questo slogan, dall’ultima rilevazione dell’Ufficio federale di statistica è emerso che la disparità salariale è aumentata e si è attestata in media attorno al 19%, questo vuol dire che le donne perdono circa 1’500 franchi al mese rispetto ai colleghi di sesso maschile”, sottolinea Landi. “Questo è un problema perché le donne non solo subiscono la discriminazione salariale ma sono rilegate in settori a basso salario e devono cedere, per questioni legate al carico di lavoro non remunerato, a scegliere i tempi parziali. Questo crea una situazione allarmante del rischio povertà che subiscono le donne ed è una precarietà da guardare non solo nell’oggi, ma anche proiettato nell’età avanzata, in età pensionistica”.
15.19
Alle 15.19 è prevista un’azione unitaria a livello svizzero a sottolineare proprio questa disparità salariale aumentata nell’ultimo anno. “È l’orario che abbiamo calcolato nel quale le donne smettono di essere retribuite rispetto agli uomini. Due anni fa ci siamo fermati alle 15.24, abbiamo perso 5 minuti che vogliono dire tanto”, sostiene Landi.
Pensione a 65 anni
Un tema caldo e molto recente è sicuramente quello dell’innalzamento dell’età pensionistica a 65 anni per le donne. Mercoledì il Consiglio nazionale, dopo il Consiglio degli Stati, ha approvato il tema previsto dalla riforma AVS21 che cozza completamente con i collettivi femministi. “Noi donne contrariamente agli uomini dobbiamo affrontare numerosi ostacoli, sia per accedere al mondo del lavoro, sia per la cura di bambini piccoli perché non ci sono strutture e per questo siamo costrette a lavorare a tempo parziale”, spiega. Questo tipo di discriminazioni portano le donne ad essere fortemente penalizzate al momento della pensione. “Le donne ricevono delle pensioni inferiori di un terzo rispetto agli uomini e soltanto una donna su quattro ha diritto al secondo pilastro. Nonostante queste innumerevoli discriminazioni e difficoltà si pensa ad andare a programmare una riforma dell’Avs tutta sulle spalle delle donne e questo, oltre ad essere ingiusto, è fortemente irrispettoso e cinico nei confronti di una categoria di persone che si sobbarca tutto il lavoro gratuito di cura domestico”.
Consenso alla base del reato sessuale
Non solo stipendi e Avs. Le donne oggi scendono in piazza anche per un altro punto cruciale: quello del consenso legato alle violenze sessuali e sessisti. “La convenzione di Istanbul obbliga gli Stati a inserire il concetto di consenso per individuare e punire i reati sessuali, nella fattispecie i reati di stupro. Ancora oggi nel nostro Codice penale non c’è il concetto di consenso reciproco ed esplicito ma si va ancora ad utilizzare come discriminante il concetto della coercizione della forza ma non c’è sempre all’interno di un contesto di stupro o aggressione sessuale”. Il consenso – conclude Landi– “è alla base del reato sessuale, dal momento che io non do il mio consenso sono vittima di un reato”.
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