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Ticino
«Il vino svizzero è poco valorizzato, servono formazione e cultura»
Redazione
14 ore fa
Il presidente dell’Associazione Svizzera dei sommelier Paolo Basso lancia un appello per promuovere meglio i vini elvetici nella ristorazione: «Bisogna dare gli strumenti per conoscerli e proporli con orgoglio»

Il vino svizzero è poco valorizzato e spesso poco conosciuto, persino da chi lo propone ogni giorno nei ristoranti e negli alberghi. È il messaggio lanciato da Paolo Basso, presidente dell’Associazione Svizzera dei sommelier, che punta sulla formazione del personale del settore per rilanciare il consumo e la conoscenza dei vini elvetici. L’iniziativa dell’associazione, lanciata negli scorsi giorni, si rivolge soprattutto al personale della ristorazione, degli hotel, delle enoteche e del commercio del vino. «Spesso il personale arriva dall’estero e non ha alcuna formazione sui vini svizzeri», spiega Basso. «Nelle scuole all’estero questa cultura non viene insegnata e chi arriva qui è sprovvisto del bagaglio necessario. Noi vogliamo offrirglielo».

«Chi serve il vino influenza il consumo»

Secondo Basso, il problema principale è che il vino svizzero non dispone oggi degli strumenti adeguati per essere valorizzato e consigliato ai clienti. «Sempre più spesso nei ristoranti si consuma vino al bicchiere e quindi la scelta non la fa il cliente finale, ma chi propone il prodotto», sottolinea. «È lì che dobbiamo intervenire, dando agli addetti gli strumenti per conoscere il prodotto svizzero ed essere fieri di proporlo». Per il presidente dei sommelier svizzeri, basta confrontarsi con altri Paesi europei per capire la differenza. «In Italia, Francia, Spagna, Germania o Austria, aprendo una carta dei vini ci si rende subito conto di essere in un Paese vitivinicolo. In Svizzera questo spesso non succede».

«Il vino svizzero è poco conosciuto all’estero»

Oggi circa il 98% del vino svizzero viene consumato entro i confini nazionali. Una realtà che, secondo Basso, non dipende tanto dalla qualità del prodotto quanto dalla sua scarsa notorietà internazionale. «Non siamo poco apprezzati all’estero: siamo poco conosciuti», afferma. «Ecco perché il nostro principale mercato resta la Svizzera».

«Il consumo si è spostato»

Secondo Basso, il consumo di vino non è necessariamente crollato, ma è cambiato. «I giovani non bevono per forza meno», sostiene. «Li vediamo interessati durante eventi come Cantine Aperte. Oggi però vengono attratti da altre bevande, più zuccherate, colorate e di approccio più facile». A suo avviso si è perso anche il passaggio generazionale della cultura del vino. «Una volta la cultura dell’alimentazione e del vino si imparava in famiglia. Oggi questa trasmissione si è interrotta e i giovani vengono influenzati soprattutto dal marketing e dai social».