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Politica
«Il Ticino paga ancora il prezzo di un sistema ingiusto»
©CdT/Gabriele Putzu
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Red. Online
7 ore fa
Il PLRT, Avanti con Ticino&Lavoro e la Lega dei Ticinesi prendono posizione sulla perequazione finanziaria

Dopo la presa di posizione del Consiglio di Stato, arrivano alcune razioni dei partiti in seguito alla decisione di Berna di non rivedere il meccanismo che regola la perequazione finanziaria intercantonale, come auspicato dal Canton Ticino.

In una nota odierna il PLRT esprime «forti critiche per la decisione del Consiglio federale di rinviare al 2030 l’adeguamento del sistema di calcolo della perequazione finanziaria intercantonale. Questo rinvio significa, per il Ticino, dover subire per altri 4 anni un meccanismo che sovrastima la sua forza finanziaria e non riconosce adeguatamente il peso dei frontalieri e degli oneri che subiscono i Cantoni di frontiera. Un’autentica ingiustizia se si osservano i contributi di cui beneficiano altri Cantoni».

La nota prosegue: «La decisione del Consiglio federale di rinviare al 2030 l’adeguamento del sistema di calcolo della perequazione finanziaria intercantonale è inaccettabile. Questo rinvio condanna il Ticino a subire per altri quattro anni un meccanismo che sovrastima la sua forza finanziaria e non riconosce adeguatamente il peso dei frontalieri, degli oneri di frontiera e delle specificità strutturali del nostro Cantone. Nel calcolo vengono inclusi i redditi generati dall'imposta alla fonte, ma non il peso reale dei lavoratori frontalieri sul territorio. Questo significa che il Ticino appare, sulla carta, più "ricco" di quanto non sia nella realtà: i frontalieri generano pressione sui servizi pubblici, sulle infrastrutture, sul traffico e sul mercato del lavoro, senza che questo costo aggiuntivo venga adeguatamente riconosciuto nel calcolo perequativo».

 E ancora: «Mentre a livello nazionale i versamenti complessivi della perequazione aumentano e diversi Cantoni beneficiari possono permettersi sgravi fiscali, il Ticino deve continuare a confrontarsi con conti in rosso e misure di risanamento. È una situazione che non è più tollerabile e che mette a rischio la coesione nazionale: i ticinesi non possono essere chiamati ancora una volta a “tirare la cinghia” a causa di un sistema federale che ne sottovaluta sistematicamente le difficoltà. Ricordiamo che lo stesso Consiglio federale ha riconsciuto l’anomalia, mettendo in consultazione una modifica dell’ordinanza che avrebbe dovuto portare 9 milioni di franchi aggiuntivi al Ticino a partire dal 2027».

Il PLRT «non contesta il principio di solidarietà intercantonale, ma chiede che sia basato su criteri equi e aggiornati alla realtà economica e demografica del Paese. Per questo il partito sollecita una riforma della perequazione già nella prossima legislatura federale, con una correzione anticipata del sistema di calcolo che tenga finalmente conto del reale impatto dei frontalieri e degli oneri sopportati dai Cantoni di frontiera. Non è più accettabile che il Ticino debba accontentarsi di 98 milioni, mentre Cantoni come i Grigioni o il Vallese incassano annualmente rispettivamente 210 e 862 milioni di franchi. Non si tratta, insomma, di rivendicazioni infondate o piagnistei nei confronti di Berna. Ci troviamo di fronte a ragioni oggettive».

 Il liberaliradicali chiedono infine alla deputazione ticinese alle Camere federali di «fare fronte comune per evitare che il tema venga ancora una volta rinviato e di difendere con determinazione gli interessi del nostro Cantone a Berna. Il Ticino non può continuare a essere il grande penalizzato di una perequazione che, così com’è, non è né giusta né sostenibile».

«Si chiude una fase»

In un comunicato stampa di Avanti con Ticino&Lavoro si legge invece: «Con la decisione odierna del Consiglio federale di non accogliere le richieste del Ticino sulla perequazione intercantonale, si chiude, almeno per ora, una fase. E si apre una domanda più seria: come ci presentiamo a Berna quando chiediamo di cambiare le regole del gioco? Noi, come Avanti con Ticino & Lavoro, avevamo provato a impostare il tema in modo diverso. Con la mozione del giugno 2024 non ci siamo limitati a dire che il Ticino è penalizzato. Quello è noto. I dati sui salari, sul mercato del lavoro, sulle dinamiche migratorie lo mostrano da anni. Abbiamo chiesto un passo in più: incaricare un istituto indipendente di analizzare in modo sistematico la perequazione, per costruire una base tecnica solida in vista della prossima revisione federale. In altre parole: smettere di rivendicare a parole e iniziare a dimostrare la fondatezza delle nostre rivendicazioni con i fatti».

La nota prosegue: «La risposta del Consiglio di Stato alla nostra mozione è stata negativa. Non nel merito del problema, che viene riconosciuto, ma nel metodo. Ed è proprio questo il nocciolo della questione. Il Governo ha ritenuto di non dover commissionare uno studio esterno, sostenendo che il lavoro interno e i processi federali in corso sono sufficienti. Risultato: la mozione è ferma in Commissione della gestione. Di fatto, congelata, nonostante l’importanza fondamentale per il Cantone.  Ma cosa ancora peggiore, oggi è arrivata la decisione di Berna in merito alla perequazione ed è negativa. Non è un caso. È la conseguenza di un’impostazione. La perequazione è un meccanismo tecnico, complesso, difeso da altri Cantoni che non hanno alcun interesse a modificarlo. Pensare di cambiarlo senza un dossier forte, indipendente, difficilmente contestabile, è illusorio. Non si va a Berna con il cappello in mano. Si va con numeri, modelli, simulazioni. Oggi il Ticino paga il prezzo di questa leggerezza. Se non cambiamo metodo, nel 2030 saremo qui a commentare lo stesso risultato. E a piangere sul latto versato».

«Ennesimo schiaffo di Berna al Ticino»

La Lega dei Ticinesi, dal canto suo, «prende atto con sconcerto, ma senza troppa sorpresa, dell'ennesimo schiaffo di Berna al Ticino, con il rifiuto da parte del Consiglio federale di modificare l'ordinanza sulla perequazione finanziaria intercantonale almeno fino al 2030. Come noto l'attuale modalità di calcolo penalizza il Ticino, che - in particolare a seguito dell'eccessiva presenza di frontalieri - risulta più "ricco" di quanto non sia in realtà».

La Lega aggiunge: «Il Consiglio federale è consapevole del problema e della vistosa iniquità, eppure continua ad allungare i tempi per non affrontarlo, dimostrandosi così ostaggio di quei Cantoni che approfittano del sistema attuale, e pertanto non hanno alcun interesse al cambiamento, in quanto vedrebbero ridursi le proprie, eccessive, "fette di torta". Il rischio concreto non è solo un rinvio di altri quattro anni, cosa peraltro già grave; la prospettiva è che nel 2030 il Dipartimento Federale delle Finanze a gestione PLR deciderà di prolungare ulteriormente (all'infinito?) la situazione attuale».

E ancora: «Il Consiglio di Stato nel proprio comunicato sulla decisione del Consiglio federale afferma di voler "intraprendere ulteriori passi che saranno comunicati nelle prossime settimane". Cosa significa in concreto? Poiché anni di discussioni non hanno portato a nulla, e tenendo conto del fatto che il principale fattore di penalizzazione del Ticino è costituito dai frontalieri, la Lega dei Ticinesi si aspetta che il CdS decida subito il blocco e l'incameramento dei ristorni dei frontalieri (che ormai ammontano a 120 milioni di franchi all'anno). Un passo che sarebbe anche coerente con la violazione contrattuale dell'Italia tramite la "tassa sulla salute". Starà poi a Berna, se ritiene di non voler incrinare i rapporti con Roma, procedere al pagamento con fondi propri. Una cosa è certa: senza un gesto forte di natura finanziaria, la situazione attuale non cambierà nemmeno nel 2030».