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Confederazione
Perequazione finanziaria, Ticino a bocca asciutta
© CdT/ Chiara Zocchetti
© CdT/ Chiara Zocchetti
Red. Online
9 ore fa
Il Consiglio di Stato ha fatto sapere che Berna ha deciso di non rivedere il meccanismo che regola il versamento finanziario fra Cantoni – La delusione del Cantone: «Continuiamo a essere penalizzati in modo ingiusto»

Ancora una volta niente da fare: Berna non ci sente e, malgrado gli appelli ribaditi a più riprese dal Canton Ticino, per ora non intende rivedere il meccanismo che regola la perequazione finanziaria intercantonale. In una nota, il Consiglio di Stato fa sapere di «prendere atto con grande delusione della decisione del Consiglio federale di non procedere almeno fino al 2030 alla modifica dell’ordinanza sulla perequazione finanziaria»: «Questa decisione esprime una chiara mancanza di riconoscimento per la realtà del nostro Cantone, che continuerà a essere penalizzato in modo ingiusto rispetto al resto della Svizzera». Secondo il Consiglio di Stato, si tratta di una decisione che mina la coesione nazionale e lo spirito di solidarietà svizzero.

Il reddito dei frontalieri

Va ricordato che la modifica posta in consultazione – sostenuta dalla maggioranza dei Cantoni – verteva sull’introduzione di un nuovo meccanismo per la ponderazione del reddito dei frontalieri nel potenziale delle risorse, elemento di primaria importanza per il Ticino. Tale meccanismo avrebbe permesso al sistema di considerare in modo meno iniquo le specificità dei Cantoni di frontiera, il cui mercato del lavoro è caratterizzato da un alto numero di lavoratori frontalieri e da salari inferiori alla mediana nazionale. «Contribuisce ad ampliare la distanza tra il Ticino e le istituzioni federali». «Negli ultimi anni, il nostro Cantone si è impegnato con determinazione e in modo costruttivo per sostenere le proprie richieste di revisione del meccanismo di perequazione finanziaria intercantonale, anche attraverso il dialogo con l’Amministrazione federale delle finanze e mediante l’azione coordinata con la Deputazione ticinese alle Camere federali e gli altri Cantoni coinvolti dalla modifica», precisa il Consiglio di Stato. Il quale «esprime quindi profondo rammarico e incomprensione per la decisione del Consiglio federale – comunicata in data odierna – che contribuisce ad ampliare la distanza tra il Cantone Ticino e le istituzioni federali; un progressivo peggioramento dei rapporti che, a lungo termine, porterebbe a un degrado della coesione nazionale».  

Ticino ingiustamente penalizzato

Le richieste ticinesi si inseriscono in un contesto storico ben definito, caratterizzato da sfide strutturali legate alla posizione di frontiera, e sono supportate da diversi studi scientifici, fa ancora notare il Cantone. «Nonostante gli sforzi profusi per evidenziare queste particolarità e nonostante l’espressione di sostegno garantita dalla maggioranza dei Cantoni durante la procedura di consultazione, la decisione rappresenta un chiaro mancato riconoscimento della realtà del nostro Cantone, che in ambito perequativo rimarrà nei prossimi anni ancora ingiustamente penalizzato rispetto al resto della Svizzera».

Il Cantone non molla

Nonostante l’esito negativo, l’impegno del Cantone Ticino proseguirà senza esitazioni anche in vista del prossimo rapporto sull’efficacia della perequazione finanziaria, previsto per il 2030. In particolare, il Consiglio di Stato manterrà alta l’attenzione sul tema del reddito dei frontalieri nel potenziale delle risorse, nonché sui fattori geo-topografici e socio-demografici, con l’obiettivo di ottenere un sistema perequativo più equo e aderente alla realtà ticinese e che possa efficacemente contribuire a ridurre le crescenti disparità a livello intercantonale.

Verso «ulteriori passi»

Inoltre, alla luce della «mancanza di sensibilità politica dimostrata dal Consiglio federale» con la decisione comunicata oggi, il Consiglio di Stato intraprenderà ulteriori passi a salvaguardia degli interessi del Cantone Ticino che saranno comunicati nelle prossime settimane.