
Alla cerimonia di apertura dell’anno giudiziario, il primo a richiamare l’attenzione sul sistema di nomina dei magistrati è stato il responsabile politico della giustizia Claudio Zali ritendendo necessario spoliticizzare l’attuale modello. In seguito, anche il presidente entrante del Tribunale d’appello Damiano Stefani si è espresso sul tema. «Una formula perfetta non esiste ed è illusorio pensare che ci si possa staccare completamente dalle scelte dei partiti», ha premesso ai nostri microfoni. Tuttavia, se «la magistratura deve rispecchiare la società» allora bisogna tenere presente che «un buon quinto della popolazione vota scheda bianca e tanti non vanno nemmeno a votare». Inoltre, «i giovani difficilmente si schierano. Avere qualcuno che si mette una casacca solo per ottenere un posto non è di interesse nemmeno dei partiti». Ad avviso di Stefani è comunque fondamentale che chi è chiamato a decidere conosca bene i candidati. Da qui, la richiesta di farli ascoltare direttamente dalla commissione giustizia e diritti.
Un sistema da «figurine Panini»
Se il presidente uscente Giovan Maria Tattarletti ha esortato a evitare polemiche ad ogni procedura di nomina, il consigliere di stato Claudio Zali ha sottolineato come questo sistema abbia permesso che si consolidasse l’impressione che ci si stia scambiando le figurine Panini. I candidati – ha dichiarato Zali - «malvolentieri vedono trasposte in maniera pubblica delle negoziazioni sull’una e sull’altra carica».
Critiche alla proposta Dadò-Speziali
Oggi il presidente del Governo non si è sbilanciato sui contenuti della riforma delle nomine attesa per questo autunno. A nostra domanda diretta, però, ha specificato che non verrà presa in considerazione l’iniziativa parlamentare depositata da Alessandro Speziali (PLR) e Fiorenzo Dadò (Il Centro). E «in nessun caso», ha categoricamente aggiunto Zali. Critiche sono arrivate anche dal presidente entrante del Tribunale d’appello. Damiano Stefani ha difeso il diritto d’opzione che l’atto parlamentare propone di abrogare perché «non si è mai rivelato un problema e non c’è alcun abuso». Il presidente uscente Tattarletti, invece, si è espresso sull’idea di introdurre un esame attitudinale: «potenziali profili potrebbero desistere dal presentarsi perché stiamo parlando di persone che di esami (a livello universitario e di brevetto di avvocatura) ne hanno già fatti molti».
I nuovi spazi della Giustizia
Entro quest’anno, si saprà di più anche sulla riorganizzazione logistica del terzo potere. In particolare, esiste un terreno a Bioggio che «potrebbe prestarsi per l’edificazione». Ci sono ancora da portare avanti degli approfondimenti di tipo finanziario e che riguardano i contenuti da portare a Bioggio, ci spiega Zali. «Arriverà un credito con la richiesta d’acquisto del sedime e di progettazione dell’edificio». Il Palazzo attuale, invece, sarà demolito e al suo posto ne verranno costruiti altri due.
La questione delle risorse
Spazi adeguati significano più efficienza per la giustizia, confrontata con sovraccarico di lavoro ormai diventato cronico. Il presidente uscente del Tribunale d’appello, Giovan Maria Tattarletti afferma: «a dipendenza del numero di entrate che si registrano annualmente, si constata che si raggiunge un limite strutturale oltre il quale non si riescono a evadere le entrate e le pendenze già esistenti».

