
Un esame scritto e orale, una valutazione attitudinale tramite assessment e l’abolizione del diritto individuale d’opzione tra le Camere del Tribunale d’appello. Sono i principali elementi contenuti nell’iniziativa parlamentare elaborata presentata dai presidenti Fiorenzo Dadò (Il Centro) e Alessandro Speziali (PLR) per riformare il sistema di elezione dei magistrati ticinesi.
La proposta dopo le polemiche
La proposta nasce come risposta alle polemiche e alle difficoltà emerse negli ultimi mesi nel sistema giudiziario cantonale, in particolare dopo il cosiddetto «caos TPC», culminato con la destituzione di due giudici del Tribunale penale cantonale. Secondo i promotori dell’iniziativa, le procedure di nomina dei nuovi magistrati sono oggi «eccessivamente lunghe» e rischiano di compromettere il corretto funzionamento delle istituzioni. «Vi è un importante e preminente interesse pubblico affinché le cariche dello Stato siano complete e designate in tempi brevi», scrivono Dadò e Speziali nel testo.
Stop al diritto individuale d’opzione
Uno dei punti centrali della riforma riguarda l’abrogazione del diritto individuale d’opzione all’interno delle Camere del Tribunale d’appello. Attualmente i magistrati possono infatti spostarsi da una Camera all’altra, una facoltà che secondo i promotori limita la possibilità per l’autorità di nomina di scegliere il candidato più adatto per una determinata funzione. Dadò e Speziali sottolineano inoltre che un simile diritto non è previsto in altri ordinamenti giudiziari. Per questo propongono di abrogarlo.
Esami e assessment fuori Cantone
L’iniziativa propone anche l’introduzione obbligatoria di un esame attitudinale scritto e orale per i candidati non ancora in carica. Le prove dovrebbero essere organizzate da università o istituti altamente specializzati al di fuori del Canton Ticino, come ad esempio gli atenei di Basilea, Lucerna, Zurigo o Neuchâtel. Inoltre, l'esame scritto non dovrebbe limitarsi alle sole competenze giuridiche, ma includere anche aspetti legati alla gestione del personale e alle capacità manageriali. Secondo Dadò e Speziali le valutazioni di queste prove devono essere accessibili ai deputati che appartengono all'autorità di nomina.
Oltre all’esame, i presidenti di PLR e Il Centro propongono che i candidati vengano valutati tramite un processo di assessment effettuato da un istituto specializzato fuori Cantone, sul modello delle procedure già utilizzate a livello federale.
Una graduatoria, ma il Parlamento mantiene la scelta finale
La valutazione dei candidati permetterebbe di definire una rosa di persone considerate idonee alla carica. Tuttavia, i risultati degli esami e degli assessment non dovrebbero determinare automaticamente l’elezione del magistrato. La competenza finale resterebbe infatti al Gran Consiglio, che continuerebbe a essere l’autorità di nomina. Verrebbe inoltre mantenuta la Commissione di esperti indipendenti già prevista dall’attuale sistema. Secondo Dadò e Speziali, questa riforma mira a rendere più oggettivo e trasparente il processo di selezione, senza però stravolgere l’attuale assetto costituzionale.

