
Gli scontri con la polizia avvenuti lunedì 8 marzo sarebbero stati una conseguenza inevitabile dell’”accerchiamento” subito dai manifestanti ad opera delle forze dell’ordine: “Quella che invece è stata definita – da sbirri e media – come una carica delle manifestanti, sono stati i 5 e più passi necessari verso il cordone di polizia, proprio per uscire dall’accerchiamento. E il cui risultato sono state manganellate, spray al pepe e calcioni vari”. Tutto per “tornare a respirare e di provare a portare per le strade cittadine le rivendicazioni dell’8 marzo”. Questa la posizione dell’Assemblea del CSOA il Molino, che si è espressa oggi tramite un comunicato stampa.
“Le leggi ingiuste si possono contestare in qualsiasi modo”
Assemblea che ribadisce come il corteo sia stato lanciato “contro patriarcato, razzismo e islamofobia” e in reazione all’approvazione, il 7 marzo, della legge contro la dissimulazione del viso. “Abbiamo ritenuto fondamentale mostrare la nostra contrarietà perché (...)sono proprio le leggi razziali (di cui la legge “anti-burka” potrebbe esserne una versione moderna), il fascismo e il nazismo a essere nate nei democratici parlamenti e nel vuoto e strumentale concetto di legalità”. Aggiungendo che “siamo convinte che le leggi razziste, patriarcali e discriminatorie debbano essere contestate come si vuole, dove si vuole e in qualsiasi modo!”
“Manifestazione impossibile, ci hanno accerchiati”
Il Molino accusa inoltre le autorità di aver reso inevitabili gli scontri, impedendo lo svolgimento della manifestazione: “L’intento è apparso da subito assai chiaro e il dispositivo un chiaro monito: oggi nessuna manifestazione -dietro chiaro ordine del Municipio cittadino – sarebbe dovuta svolgersi per le strade di Lugano. E poco importa il grado di risposta delle persone presenti: da quell’accerchiamento nessunx ne sarebbe dovuto uscire indenne. Sia stato esso un controllo d’identità, una perquisizione, una provocazione. Fino ad arrivare all’ennesimo pretesto per attaccare l’esperienza di autogestione del Centro Sociale”.
Accuse di violenze alla polizia
Secondo gli autogestiti inoltre, durante gli scontri “più donne sono state picchiate, toccate, spintonate, allontanate, insultate, sprayate, manganellate, ammanettate da agenti di polizia maschi. E a una giovane ragazza fermata è stato pure strappato il velo (hijab)!”, arrivando alla situazione in cui “La polizia manganello alla mano – dopo essersi visto rifiutato l’ordine ‘di uscire unx alla volta documento in mano e mani sulla testa’ (sic!) – in un vortice di violenza gratuita e vendicativa, si rende operativa con vari blitz di sequestro per prenderci unx alla volta, manganellando pesantemente, pestando, buttando a terra e ammanettando. Con tutto il corollario di insulti denigratori, mani nel naso e calci ben piazzati mentre si è schiacciati a terra, faccia premuta sull’asfalto, da più agenti’.
“Qui siamo e qui restiamo, se necessario con sassi e bastoni”
“Non ci stupisce l’ennesimo teatrino messo in piedi contro il Molino alla vigilia di ogni campagna elettorale”, si legge nella presa di posizione, “tutte scene già viste nel 2012, nel 2016 e nel 2020, sempre trovando qualsiasi scusa per infangare il Molino. Terminate poi le elezioni, silenzio assoluto: finché si sta chiusi dentro le mura dell’ex macello, senza disturbare la città vetrina, tutto fila liscio...”. Il Molino attacca inoltre le posizioni della stampa e della politica, definite “da bar sport”, dichiarando infine necessario “ispirarsi e riprendere quelle esperienze rivoluzionarie, realmente emancipatrici e di rottura volte alla creazioni di altri mondi possibili (...) con determinazione, complicità e tanto amore. Ma – se necessario – anche con sassi e bastoni. Ci si vede per strada. Qui siamo e qui restiamo”.
© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata

