
Questi giorni sono stati ricchi di notizie sul fronte del Covid-19. Dal vaccino a un possibile confinamento, alla saturazione delle strutture ospedaliere i temi sono stati diversi. In Ticino i contagi sembrano piano piano rallentare anche se i numeri rimangono alti (sopra i trecento) ma l’attività negli ospedali rimane frenetica e preoccupante. I colleghi di Teleticino ne hanno parlato con il Medico cantonale Giorgio Merlani.
“I casi stanno aumentando, quello che però notiamo è che la velocità della crescita è diminuita. Se due o tre settimane in cinque giorni il numero di positivi raddoppiavano ora questo non si verifica più”, spiega Merlani. “Siamo in cima alla montagna ma non siamo ancora scesi”, sottolinea.
“La gente è di nuovo attenta”
Ciò che aiuta a rallentare i numeri dei contagi, sicuramente, sono “le misure messe in atto e le persone di nuovo attente”. Quello che però ancora non si vede “è un miglioramento negli ospedali, i 350 casi positivi di oggi possono rivelarsi nei prossimi giorni. È possibile che nei prossimi giorni ci sarà un aumento anche se siamo già siamo al limite negli ospedali”, spiega. La volontà, più volte ribadita dalle autorità sanitarie, è di mantenere tutte quelle attività che durante la prima ondata sono state chiuse. Ma, se i casi dovessero aumentare senza controllo “saremo costretti a dare uno stop agli interventi non legati al Covid”.
La situazione del contact tracing
Tra gli strumenti ritenuti fondamentali sia a livello cantonale che a livello nazionale c’è il tracciamento dei contatti. Nonostante il potenziamento del servizio in Ticino, però, la fatica è ancora notevole. “Attualmente nella stragrande maggioranza dei casi non possiamo dire da dove si sono infettati veramente perché ora le persone sono relativamente mobili”, spiega il medico. “Ci sono varie possibilità di infettarsi e uno dei posti frequenti è la famiglia ma non esclude che le fonti possono essere anche altrove”. Merlani preferisce non stigmatizzare nessuno ma lancia un appello ai giovani: “Le immagini dei giovani che si trovano senza alcuna norma sono preoccupanti. Dobbiamo renderci conto che il virus – anche se siamo asintomatici - passa da un essere umano all’altro”.
Nuovo lockdown: sì o no?
Il dibattito sulla necessità o meno di un nuovo confinamento è stato all’onere della cronaca questa settimana. Ricorderete la lettera inviata al Consiglio federale da un gruppo di economisti favorevoli a un secondo lockdown, tra cui anche Sergio Rossi, professore dell’Università di Friburgo. “Le decisioni sono politiche”, sottolinea Merlani. “Il mio lavoro è di raccogliere i dati e prevedere dove possiamo andare nei prossimi giorni”, aggiunge. Secondo il Medico allo stato attuale le misure messe (seppure in modo progressivo) sembrano dare i risultati. Ma “sarà fondamentale decidere cosa fare prima di dicembre, un mese che come tutti sappiamo è fondamentale dal punto di vista economico e degli affetti”.
Aspettando il vaccino, si lavora a nuove cure
La Confederazione ha stanziato ulteriori crediti per il vaccino e la ditta farmaceutica Pfizer ha comunicato che l’efficacia sarebbe al 90%. Ma a livello di cure, spiega Merlani, ci sono state delle novità. “Quello che ha dimostrato essere efficace è il cortisone che riduce l’infiammazione del polmone, poi ci sono alcune cure sperimentali, come la terapia col siero. Il siero è la parte del sangue estratto da chi è già guarito da questa malattia e questo in alcuni casi si è dimostrato utile”. Per quanto riguarda il vaccino, il medico sottolinea: “È uno strumento importantissimo, alla prova dei fatti bisognerà capire se è vero che ci si potrà accedere durante il prossimo anno. All’interno del Cantone ci sono già dei gruppi di lavoro e si sta già pensando alla modalità e alla diffusione”.
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