Il vaccino: cosa sappiamo del BNT162b2
Il candidato vaccino della Pfizer e della BioNTech ha dimostrato oltre il 90% di efficacia, ecco cosa si sa su questo RNA messaggero
di fsu
Il vaccino: cosa sappiamo del BNT162b2
Foto BioNTech

Si chiama BNT162b2 e potrebbe essere il primo vaccino per il Covid-19. A stabilirlo è il comitato indipendente di analisi dei dati che ha valutato la fase 3 della sperimentazione del progetto delle aziende Pfizer e BioNTech. “Il candidato vaccino si è rivelato essere efficace per oltre il 90% nel prevenire il Covid-19 in partecipanti senza prove di un’infezione precedente del Sars-Cov-2”, ha scritto oggi in una lettera il Ceo Di Pfizer Albert Bourla. Il manager ha comunque ricordato come questi siano i risultati di una analisi preliminare sull’efficacia.

Vaccino mRna
Il BNT162b2 è un vaccino mRNA. Si tratta di una nuova generazione di vaccini che promettono di essere più economici, più veloci da sviluppare, potenti e sicuri. Il sistema prevede che non vada somministrata parte del patogeno, bensì molecole di RNA messaggero che contengono le informazioni necessarie perché le cellule producano proteine del tutto simili a quelle che si producono durante un’infezione (in questo caso, da Sars-Cov 2) e in seguito il corpo possa formare gli anticorpi. Anche il vaccino sviluppato da Moderna, così come molti altri di quelli pensati per il Covid-19, sono basati su questa tecnologia.

La protezione
Il vaccino consiste in due dosi somministrate a tre settimane di distanza. L’efficacia al 90% è stata registrata sette giorni dopo la seconda dose. Questo significa che la protezione è raggiunta 28 giorni dopo l’inizio del trattamento.

La produzione
“Stiamo generando dati che mostrino come il nostro vaccino possa essere prodotto rispettando gli standard di qualità”. In base alle proiezioni già nel 2020 BioNTech e Pfizer prevedono di poter produrre 50 milioni di dosi, mentre nel 2021 calcolano di arrivare a 1,3 miliardi.

Questa foto, secondo il sito della BioNTech, ritrae la somministrazione del vaccino al primo partecipante alla Fase 3. Foto BioNTech.
Questa foto, secondo il sito della BioNTech, ritrae la somministrazione del vaccino al primo partecipante alla Fase 3. Foto BioNTech.

I partecipanti
Sono 43’538 i partecipanti alla fase tre della sperimentazione del vaccino di Pfizer e BioNTech. I test sono stati fatti in Argentina, Brasile, Germania, Sud Africa, Turchia e Usa. Oggi il Ceo di Pfizer, Albert Bourla, ha loro un messaggio. “Grazie. Le scoperte di farmaci e vaccini sono possibili solo grazie alla partecipazione di volontari come voi alle sperimentazioni cliniche, siamo profondamente grati a voi e ai vostri cari”, ha scritto. Il 42% dei partecipanti hanno “diversi background etnici”.

La fase 3
Iniziata il 27 luglio, la fase 3 della sperimentazione ha coinvolto 43’538 partecipanti, 38’955 hanno ricevuto la seconda dose del vaccino entro l’8 novembre. Finora 94 persone hanno comunque contratto il Covid-19, lo studio proseguirà fino a che questo numero salirà a 164. Sarà valutata anche l’efficacia in persone che sono già state esposte al Sars-Covid-2, così come la prevenzione di forme gravi di Covid-19. I risultati della Fase 3 saranno sottoposti a una peer-review.

La sicurezza
Nelle prime analisi il comitato indipendente non ha riportato problemi seri di sicurezza. Questi dati, ricorda però la Pfizer, non sono sufficienti per registrare il vaccino presso la Fda. “Servono più dati sulla sicurezza, e stiamo continuando ad accumulare dati sulla sicurezza nella sperimentazione clinica in corso”. I dati necessari, stima l’azienda, saranno disponibili nella terza settimana di novembre.

Domanda di omologazione in Svizzera
Il 19 ottobre scorso Swissmedic ha reso noto che proprio Pfizer ha fatto domanda di omologazione per il principio attivo BNT162b2. Nonostante le procedure durante questa emergenza sanitaria siano state accelerate, proprio in occasione della domanda di omologazione di Pfizer, Swissmedic ha ricordato: “I pacchetti di dati dei potenziali vaccini sono esaminati in modo altrettanto completo, ma più rapido. In questo modo durante la valutazione accorciamo i tempi di attesa tra le varie fasi di sviluppo». Questo significa che “anche per i vaccini contro il coronavirus, la decisione di omologazione avviene solo dopo la presentazione e l’analisi di tutti i dati sul profilo rischi-benefici necessari ai fini della valutazione”.

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