
È ripreso nel pomeriggio il dibattimento a Lugano per l’incendio intenzionale al White con l’interrogatorio all’esecutore, un 38enne italiano residente a Napoli.
"Mi pento di questo gesto"
“Ho accettato di appiccare l’incendio perché mi sentivo sotto pressione. Dovevo dei soldi a colui che me l’ha chiesto – il 45enne italiano amico di Balmelli –, mi ha detto che se non l’avessi fatto ci sarebbero state ripercussioni per la mia famiglia. Per me non era prevista nessuna ricompensa”. Questa la versione fornita in aula dall’autore materiale del rogo al White, un 38enne italiano residente in provincia di Napoli. Incalzato dal giudice Amos Pagnamenta, l’imputato ha spiegato di essere giunto in Ticino su richiesta del 45enne, un parente alla lontana, per trascorrere una serata con delle ragazze. Solo una volta giunto a Lugano, ha spiegato, sarebbe venuto a conoscenza dei veri motivi. “Mi è stato detto che sul posto avrei già trovato tutto – la tanica, le chiavi per entrare nel negozio –, dovevo solo cospargere un po’ di benzina e dare fuoco. Le fiamme erano alte e sono anche rimasto ustionato. Mi pento amaramente di questo gesto perché non è nella mia indole”, ha detto.
Reato di incendio intenzionale
Il 38enne riconosce il reato di incendio intenzionale imputatogli nell’atto d’accusa, non quello di tentata truffa. In seguito all’incendio, il mandante dei fatti, il commerciante Bruno Balmelli che sostiene di non essere mai stato a conoscenza dei dettagli del piano, ovvero appiccare il fuoco, ha notificato danni all’assicurazione per 2,5 milioni di franchi. La procuratrice pubblica Margherita Lanzillo intende chiedere per tutti e 5 gli imputati pene comprese tra i 2 e i 5 anni. Oltre ai sopracitati, alla sbarra risiedono anche un parente di Balmelli e l’ex gerente del bar vicino al negozio di famiglia, dove tutte le persone coinvolte si sono più volte ritrovate tra loro.

