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Giudiziaria
Incendio intenzionale al White, il mandante: “Non conoscevo il piano”
© Rescue Media
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Laura Milani
4 anni fa
Alle Assise Criminali di Lugano ha preso il via la fase istruttoria del processo per la tentata truffa e il rogo appiccato al negozio di abbigliamento in via Nassa.

“Se avessi conosciuto i dettagli del piano, l’intenzione di appiccare un incendio per far sparire la merce, avrei bloccato tutto. La mia idea era continuare con l’attività, non distruggerla”. È la versione del 73enne svizzero alla sbarra da stamattina a Palazzo di giustizia per rispondere, insieme ad altri 4 imputati, dei reati di incendio intenzionale e di tentata truffa. Si tratta di Bruno Balmelli, noto commerciante di Lugano, reo confesso, identificato quale mandante dei fatti avvenuti tra l’11 e il 12 febbraio 2021 al negozio White in via Nassa, di cui era unico azionista.

Il piano per eliminare la merce

Questa mattina, di fronte alla Corte presieduta dal giudice Amos Pagnamenta, ha preso il via la fase istruttoria. Come riportato dall’atto d’accusa firmato dalla procuratrice pubblica Margherita Lanzillo, il 73enne, in difficoltà finanziarie dovute al periodo pandemico, aveva chiesto a un amico, un 45enne italiano al momento dei fatti residente in Italia, di aiutarlo a eliminare la merce nel magazzino del negozio d’abbigliamento. “Non è che conosci qualcuno del tuo paese in grado di farmi sparire la merce?”, gli avrebbe chiesto. Stando alla versione fornita in aula, a quel punto il 73enne si sarebbe però disinteressato del piano che ha poi coinvolto altre tre persone, tra cui un parente 36enne incaricato di accompagnare l’esecutore del rogo al negozio per fare un sopralluogo. Quest’ultimo, un 38enne italiano estradato da Napoli sottoufficiale dell’esercito, sarebbe entrato in Svizzera grazie a una fasulla richiesta per un colloquio di lavoro da parte della gerente di un bar, una 49enne italiana anche lei alla sbarra.

Un danno di oltre 2,5 milioni di franchi

Sempre stando all’atto d’accusa, il 38enne riempì una tanica di benzina che fu poi portata dal 36enne al negozio nascosta dentro a uno zaino insieme a due bottigliette di bioetanolo e a una mazza per simulare lo scasso. All’interno del commercio sono stati individuati 4 distinti focolai. In seguito al rogo, fu notificata all’assicurazione un danno di oltre 2,5 milioni di franchi.

Un futuro per l'attività

“L’ho fatto per garantire un futuro all’attività e a mio figlio”, ha sempre dichiarato il 73enne, ribadendo però più volte di essere all’oscuro dell’intenzione di appiccare un fuoco. “Pensavo che la merce sarebbe semplicemente sparita, non bruciata”. Un episodio che tutti gli imputati, hanno dichiarato, riconoscono come un errore e che sperano di potersi lasciare presto alle spalle. Il 73enne è difeso dall’avvocato Ettore Item, il 38enne esecutore da Gabriele Massetti, l’amico 45enne italiano da Pierluigi Pasi, il 36enne da Nicola Corti e la gerente 49enne da Sofia Padlina.