Giudiziaria
Incendio intenzionale al White, il mandante: “Non conoscevo il piano”
Laura Milani
19.10.2022 11:26

Foto: © Rescue Media
Alle Assise Criminali di Lugano ha preso il via la fase istruttoria del processo per la tentata truffa e il rogo appiccato al negozio di abbigliamento in via Nassa.
“Se avessi conosciuto i
dettagli del piano, l’intenzione di appiccare un incendio per far sparire la
merce, avrei bloccato tutto. La mia idea era continuare con l’attività, non
distruggerla”. È la versione del 73enne svizzero alla sbarra da stamattina a
Palazzo di giustizia per rispondere, insieme ad altri 4 imputati, dei reati di
incendio intenzionale e di tentata truffa. Si tratta di Bruno Balmelli, noto commerciante di
Lugano, reo confesso, identificato quale mandante dei fatti avvenuti tra l’11 e
il 12 febbraio 2021 al negozio White in via Nassa, di cui era unico azionista.
Il piano per eliminare la merce
Questa mattina, di fronte
alla Corte presieduta dal giudice Amos Pagnamenta, ha preso il via la fase
istruttoria. Come riportato dall’atto d’accusa firmato dalla procuratrice
pubblica Margherita Lanzillo, il 73enne, in difficoltà finanziarie dovute al
periodo pandemico, aveva chiesto a un amico, un 45enne italiano al momento dei
fatti residente in Italia, di aiutarlo a eliminare la merce nel magazzino del
negozio d’abbigliamento. “Non è che conosci qualcuno del tuo paese in grado di
farmi sparire la merce?”, gli avrebbe chiesto. Stando alla versione fornita in
aula, a quel punto il 73enne si sarebbe però disinteressato del piano che ha
poi coinvolto altre tre persone, tra cui un parente 36enne incaricato di
accompagnare l’esecutore del rogo al negozio per fare un sopralluogo.
Quest’ultimo, un 38enne italiano estradato da Napoli sottoufficiale
dell’esercito, sarebbe entrato in Svizzera grazie a una fasulla richiesta per
un colloquio di lavoro da parte della gerente di un bar, una 49enne italiana
anche lei alla sbarra.
Un danno di oltre 2,5 milioni di franchi
Sempre stando all’atto
d’accusa, il 38enne riempì una tanica di benzina che fu poi portata dal 36enne al negozio nascosta dentro a uno zaino insieme a due bottigliette di
bioetanolo e a una mazza per simulare lo scasso. All’interno del commercio sono
stati individuati 4 distinti focolai. In seguito al rogo, fu notificata
all’assicurazione un danno di oltre 2,5 milioni di franchi.
Un futuro per l'attività
“L’ho fatto per garantire un
futuro all’attività e a mio figlio”, ha sempre dichiarato il 73enne, ribadendo
però più volte di essere all’oscuro dell’intenzione di appiccare un fuoco.
“Pensavo che la merce sarebbe semplicemente sparita, non bruciata”. Un episodio che tutti gli
imputati, hanno dichiarato, riconoscono come un errore e che sperano di potersi
lasciare presto alle spalle. Il 73enne è difeso dall’avvocato Ettore Item, il
38enne esecutore da Gabriele Massetti, l’amico 45enne italiano da Pierluigi
Pasi, il 36enne da Nicola Corti e la gerente 49enne da Sofia Padlina.

