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Ticino
Frontalieri: finisce il telelavoro, aumenta il traffico
©Gabriele Putzu
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Redazione
4 anni fa
Dal 1° di febbraio scade la convenzione sul telelavoro siglato tra Svizzera e Italia. Marco Bernasconi, esperto di diritto tributario: "Poco probabile che il frontaliere continuerà a lavorare a domicilio".

Le richieste di economia e sindacati sono rimaste inascoltate. Dal prossimo 1° febbraio il regime straordinario sul telelavoro dei frontalieri decadrà. L'accordo, sottoscritto da Italia e Svizzera nel giugno 2020 in piena pandemia, non è infatti stato più prorogato. Concretamente tutti i titolari di permesso G che continueranno ad essere in telelavoro saranno trattati alla stregua di un lavoratore italiano. "Se dal 1° febbraio un frontaliere residente in Italia lavora al proprio domicilio viene a mancare il criterio del rientro quotidiano", spiega Marco Bernasconi, esperto di diritto tributario. “In questo caso è applicabile la convezione italo-svizzera che prevede l'imponibilità completa in Italia. Siccome le aliquote in Italia sono molto più progressive di quelle svizzere, è molto probabile che il telelavoro venga a cadere in mancanza di un accordo". In poche parole, è poco probabile che qualcuno vorrebbe farsi tassare il reddito da lavoro cinque volte di più.

Gli effetti sul territorio ticinese

Il ritorno al regime normale avrà probabilmente degli effetti sul territorio ticinese. Bernasconi prevede che ci sarà un forte aumento di traffico. "È auspicabile che la Svizzera intavoli al più presto delle trattative con l'Italia in modo da pattuire un accordo che preveda un minimo del telelavoro senza la conseguente imponibilità in Italia. Lo ha già fatto con la Francia".

I timori delle aziende

Si sarebbe quindi potuto fare altrimenti. Ne sono convinti anche gli ambienti economici che temono che le aziende che continueranno a concedere il telelavoro ai propri dipendenti possano essere tassate anche in Italia. Ma quanto è concreta questa possibilità? Per Bernasconi è poco probabile. "Ho dei grossi dubbi. Le disposizioni dell'Ocse prevedono che è possibile istituire una stabile tassazione solo quando vi è un lavoro continuativo. Il dubbio in questo caso è ragionevole ed è indispensabile verificare se questo può avvenire o meno. Un compito che spetta alla Confederazione, che nelle trattative con l’Italia deve escludere questa possibilità".

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