
Più prevenzione, più risorse e strategie più efficaci per contrastare i femminicidi. All'indomani della tragedia di Faido e Leontica, diverse associazioni sono tornate a chiedere maggiori investimenti per arginare un fenomeno sempre più preoccupante. Se negli ultimi anni sono stati introdotti strumenti importanti – dal reato di stalking al numero d'aiuto 142 – è altrettanto vero che la strada da percorrere resta ancora lunga. Ma quali sono oggi le principali lacune del sistema? Dove intervenire concretamente?
Comunicazione, formazione e più posti
Quattro i punti fondamentali rivendicati dal collettivo «Io l’8 ogni giorno»: il potenziamento della comunicazione e delle campagne preventive, una maggiore formazione per tutti gli operatori che si occupano di violenza (dai sanitari agli educatori, fino alla polizia), l’introduzione del braccialetto elettronico anche per le vittime, in modo che non siano mai lasciate sole, e – fondamentale – l’aumento dei posti nelle strutture protette. «Le case di rifugio in Ticino non rispettano le nostre aspettative e nemmeno le raccomandazioni della Convenzione di Istanbul», commenta Barbara Di Marco, del collettivo Io l’8 Ogni Giorno. «Dovremmo avere in totale circa 35 stanze sul nostro territorio e siamo ben lontani da questa soglia»:
Più agenti, più risorse e un braccialetto H24
Anche la Federazione Svizzera dei funzionari di polizia in questi giorni è tornata a chiedere più risorse contro i femminicidi. Fra le misure concrete, anche in questo caso, l’introduzione del braccialetto elettronico attivo h24 non tanto sulla vittima, quanto sul perpetratore. Oltre a ciò, due misure cardine: più risorse per potenziare le indagini e più risorse per gli effettivi. «Oggi la coperta è più corta che in passato», dichiara Ivan Cimbri, presidente Federazione Svizzera dei Funzionari di Polizia, sez. Ticino. «Le valli tendono ad essere più sguarnite e questo si ripercuote sulla celerità degli interventi».
Come incentivare «il primo passo»
Resta poi il grande tema dell’incentivo a rivolgersi alla polizia. Segnalare un caso è possibile, ma farlo davvero è spesso tutta un’altra musica. Un fronte su cui sarebbe fondamentale intervenire con normative aggiornate, sostiene Barbara di Marco.

