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Ecco perché l'acqua potabile è sempre più cara
Redazione
3 ore fa
Il Basso Mendrisiotto è solo l'unico di una più ampia serie di rincari, che non finisce qui. I motivi? Infrastrutture vetuste, inquinanti e contrasto alla siccità

Doccia fredda per i cittadini di Chiasso, Vacallo, Balerna e Morbio Inferiore. Ieri il Servizio Idrico Basso Mendrisiotto (SIBM, nato tre anni fa) ha infatti annunciato che la tariffa di consumo dell’acqua potabile in questo 2026 passa da 1.20 a 1.55 franchi al metro cubo. Una decisione dovuta a più fattori. "Uno è stato il ritiro dei debiti pregressi delle aziende di acqua potabile dei singoli Comuni, che prima erano separate" spiega a Ticinonews il Segretario SIBM Michele Tadè. "Poi vi sono le quote di partecipazione che ci competono per il futuro Acquedotto regionale del Mendrisiotto (ARM), ma anche i lavori che abbiamo dovuto fare per ricevere quella che sarà dal 2027 la fornitura idrica da parte dell'ARM". Arrivano nuove infrastrutture, ma le entrate ormai sono solo le bollette, e bisogna autofinanziarsi.

Una tendenza (quasi) dappertutto 

Non solo nel Basso Mendrisiotto (che segna ora un +29%): guardando agli altri poli negli ultimi anni ci sono stati aumenti a Lugano, del 20%, a Bellinzona del 15% e Mendrisio del 14%. A Chiasso e dintorni si paga ora un totale definito medio a livello svizzero e in linea con Mendrisio (1.60 fr/m³) e Lugano (sugli 1.50). Bellinzona resta più economica (0.98), a Locarno – dove peraltro non vi sono ancora stati aumenti - la tariffa è ferma a 0.60 franchi per metro cubo. Un’eccezione in un quadro di rincari, dovuto anche alla volontà del Cantone. "C'era un paradosso. A dimostrarlo la siccità nel 2022: alcuni Comuni avevano eccessi d'acqua, e magari il Comune vicino era in carenza. Dunque i piani cantonali d'approvvigionamento sono pensati per ovviare questo problema e pensare a una gestione regionale delle risorse idriche. Qualcosa che però porta dei costi". L’obbiettivo è insomma riserve a sufficienza, ma anche acqua di qualità. "Ci sono delle fonti che provengono da falde o sorgenti, ad esempio tra le nostre, che sono inquinate e per cui si usano numerose risorse. Andavano trovate delle fonti alternative". Nel caso specifico, il lago, che sarà futura fonte principale con l'arrivo dell'ARM.

"Vi sono strutture centenarie"

In ogni caso, conferma Tadè, anche senza la spinta del Cantone si sarebbe dovuto investire parecchio nelle infrastrutture. "Buona parte dei complessi di serbatoi sono strutture di 60/70 anni se non addirittura 100. Seppur facciano egregiamente il loro dovere, non rispettano più lo stato della tecnica. Andavano quindi rifatte e lo avrebbe dovuto fare ogni singolo Comune. Invece ora mettendosi insieme si potrà razionalizzare. Noi passeremo da 11/12 serbatoi di media-piccola dimensione a 5/6 strutture di media-grossa dimensione."