“Dovremo abbattere muri pericolanti”
I pompieri continuano a lavorare per estinguere gli ultimi focolai. Traffico ferroviario ancora bloccato. La direzione: “Distrutta la parte produttiva e storica del Mulino”
di Radio3i/ls
“Dovremo abbattere muri pericolanti”
Foto Teleticino
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Foto Rescue Media
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L’incendio è domato, ma per estinguerlo del tutto i lavori potrebbero durare giorni. Il pericolo, al momento, è quello di eventuali crolli, anche sulla linea ferroviaria Melide-Capolago. All’indomani del violento incendio che ha distrutto il mulino di Maroggia, le fiamme sono sotto controllo, ma i pompieri, intervenuti in forze, continuano a lavorare per estinguere gli ultimi focolai e mettere la struttura e l’area adiacente in sicurezza. Nelle prossime ore si procederà all’abbattimento dell’ultima facciata rimasta in piedi, perché - come spiega Aldo Acquisto, vice-sindaco di Maroggia e capo dicastero Edilizia e sicurezza pubblica ai microfoni di Radio 3i - in queste condizioni il traffico ferroviario non può riprendere. “La situazione è drammatica, la parte vecchia è completamente distrutta” racconta Acquisto. “C’è una parte pericolante che verosimilmente andrà abbattuta. Questa notte il nostro servizio tecnico si è confrontato con il proprietario per capire come procedere e quali parti abbattere. Attualmente il tratto ferroviario è ancora chiuso e fintanto che la parte dell’edificio verso la ferrovia non viene demolita, il traffico ferroviario non può riprendere. Per il resto si sta proseguendo con le operazioni di spegnimento, poi bisognerà capire il da farsi per un futuro”.

Disturbi alla rete telefonica e disagi al traffico
Da ieri sera vi sono inoltre problemi alla linea telefonica. Questo perché, spiega ancora Acquisto, sopra il tetto del silos ci sono antenne di telefonia mobile. “La struttura in cemento armato, che sorge accanto a quella bruciata in legno, ha subito dei danni. Di conseguenza anche il segnale della telefonia mobile non è più ottimale. I tecnici dovranno intervenire per ripristinare il segnale”. Si segnalano anche problemi per quanto riguarda l’erogazione dell’acqua, con l’Azienda comunale che ha dichiarato l’acqua non potabile fino a nuovo avviso. Anche il traffico continua a subire disagi, in particolare a causa della chiusura, che persiste ancora, di via Ai Mulini. I circa 30 sfollati delle case vicine al mulino, invece, sono potuti rientrare nelle loro abitazioni già nella serata di ieri, a comunicarlo è la Polizia cantonale.

La direzione del Mulino: “Distrutta la parte produttiva e storica”
Al momento in cui è scoppiato l’incendio “si trovavano unicamente tre persone negli uffici amministrativi considerato che il turno di lavoro in produzione era terminato alle ore 16:30”. Lo fa sapere la direzione del Mulino, specificando che l’incendio ha interessato l’ala vecchia della struttura, nella quale erano presenti una parte del magazzino, gli uffici e la produzione. In breve tempo le fiamme hanno intaccato l’intera struttura e la torre di legno, mentre la nuova ala, dove sono collocati parte del magazzino e la sala eventi, è stata risparmiata dalle fiamme. “Purtroppo, nonostante il tempestivo intervento dei pompieri e l’imponente lavoro svolto, la parte produttiva e storica del mulino è andata completamente distrutta” specifica la direzione, che ringrazia tutti gli Enti di Pronto Intervento per le tempestive opere di soccorso e tutte le persone che hanno manifestato “testimonianze di vicinanza giunti da ogni angolo del cantone”.

Una grande perdita per il paese
Per gli abitanti è un duro colpo da digerire per quello che costituiva il simbolo del paese. “Indubbiamente la sensazione maggiore è la tristezza nel vedere una parte importante della storia del nostro piccolo paese, che ha avuto la fortuna di ospitare un impianto importante come quello del Mulino, andare in cenere” racconta ai microfoni di Radio 3i Guglielmo Sonego, proprietario di un’attività proprio a pochi metri dal mulino. “Rimangono solo le pareti esterne dell’edificio dove avveniva la macinatura del grano. Fa impressione vedere le travi e le putrelle in ferro ripiegate su sé stesse. È un’enorme tristezza”. La distruzione della struttura, presente dal 1888 e poi ingranditasi negli anni, è una perdita anche dal punto di vista paesaggistico. “È un edificio con caratteristiche particolari, con ancora mattoni a vista” prosegue Sonego. “Aveva il suo pregio. Il vecchio silo aveva un rivestimento in legno, come si faceva una volta. Ora non si vede più, è tutto bruciato. Vediamo cosa possono fare in futuro, se recuperare o eliminarlo”.

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