
«Siamo dispiaciuti che la lista unica per il Consiglio di Stato non sia andata in porto». Sono queste le parole comparse su Il Mattino della domenica, dopo il «divorzio a distanza» consumatosi all'inizio della settimana tra Lega e UDC. «Lo abbiamo già scritto e lo confermiamo anche ora: sosteniamo l’alleanza. L’area di “destra” deve rafforzarsi e non frammentarsi. Mentre la Sinistra si unisce, la destra si divide».
Il foglio domenicale bacchetta l'UDC che «ha chiuso la porta», con l’area di “destra” che «si è persa nei personalismi, nei veti individuali e nella gara a chi fa la pipì più lontano»: «Il veto ad personam sul nome di Claudio Zali, posto dai democentristi - che abbiamo sempre deplorato in quanto non accettabile - si è dimostrato una pietra d’inciampo fatale, che ha ostacolato le discussioni e rilanciato le schermaglie».
Che cosa succederà?
Con lo strappo ormai concreto, «la campagna elettorale non sarà piacevole»: «L'UDC ha buone possibilità (non certezze) di piazzare un proprio rappresentante in Consiglio di Stato. La Lega ne perderà uno. Ciò significa che, con ogni probabilità, un “ministro” uscente non verrà riconfermato. Una situazione inedita per il Movimento». E «se l’UDC non raggiungerà il proprio obiettivo», il PLR «potrebbe perfino ottenere due cadreghe nel governicchio».
E le ripercussioni a Berna? «Dopo aprile c’è ottobre con le elezioni federali. Lì a rischiare di più è l’UDC, che potrebbe lasciare sul campo un consigliere nazionale e anche il seggio agli Stati: nel concreto, significherebbe perdere due cadreghe bernesi su tre».
Il Mattino conclude la riflessione ricordando che «come settimanale d’area, per il Consiglio di Stato sosterrà i candidati in cui si riconosce».

