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Giubiasco
Docente arrestato, la politica chiede chiarezza: «Se c’erano segnalazioni, cosa è stato fatto?»
Redazione
3 ore fa
I deputati Stefano Tonini (Lega dei Ticinesi) e Maura Mossi Nembrini (Più Donne) interrogano il Governo dopo l’arresto del docente per presunti reati sessuali ai danni di minorenni. Nel mirino la gestione delle segnalazioni che sarebbero emerse negli ultimi dieci anni.

Il caso del docente di Giubiasco, arrestato per presunti reati sessuali ai danni di minorenni, approda anche sul tavolo della politica. A sollevare interrogativi sono in particolare le segnalazioni che, secondo quanto emerso, sarebbero state inoltrate alla direzione scolastica nel corso degli ultimi dieci anni per comportamenti ritenuti insistenti e molesti.

Con un’interrogazione e un’interpellanza, il deputato della Lega dei Ticinesi Stefano Tonini e la deputata di Più Donne Maura Mossi Nembrini chiedono ora al Governo di fare chiarezza sulla gestione di questi episodi e sui meccanismi messi in atto per tutelare gli allievi.

Tonini: «Ogni segnale deve essere preso sul serio»

«Da padre, prima ancora che da politico, mi pongo una domanda molto semplice: se c’erano delle segnalazioni, che cosa è stato fatto?», afferma Tonini. Il deputato precisa di non voler anticipare le conclusioni dell’inchiesta penale: «Non voglio fare processi, sarà la magistratura a capire chi ha sbagliato, perché e come». Il nodo, per Tonini, riguarda però la fiducia delle famiglie nell’istituzione scolastica. «Quando affidiamo i nostri figli alla scuola dobbiamo avere la certezza che ogni segnale venga preso sul serio. Per questo chiedo trasparenza».

Una verifica che dovrà servire anche a capire se le procedure adottate siano state sufficienti. «Se tutto è stato fatto in maniera corretta sarà importante dimostrarlo. Se invece qualcosa non ha funzionato, bisogna avere il coraggio di riconoscerlo e modificarlo». Tonini solleva inoltre la questione delle qualifiche del docente, chiedendo chiarimenti anche sulle abilitazioni necessarie per esercitare. «Aspettiamo di conoscere le risposte del Governo. Poi capiremo come agire a livello politico e se, alla luce di quanto emerso, saranno introdotte delle modifiche».

Mossi Nembrini: «Dieci anni non sono un mese o due»

Più netta la posizione di Maura Mossi Nembrini. Alla domanda se sia stato fatto abbastanza, la deputata risponde: «Secondo noi assolutamente no. Se sono trascorsi addirittura dieci anni dalle prime segnalazioni, non stiamo parlando di un mese o due: sono dieci anni». Un periodo che, secondo Mossi Nembrini, impone di interrogarsi sulle possibili conseguenze: «Se questa persona era dedita a determinati comportamenti, possiamo immaginare quanti minorenni possano essere passati attraverso queste situazioni». Per la deputata occorre quindi intervenire innanzitutto sulla capacità delle istituzioni di raccogliere e valutare le segnalazioni. «Bisogna costruire una cultura dell’ascolto e della capacità di ascoltare, senza sminuire qualsiasi indizio o segnalazione che arrivi. Questo è uno dei primi punti».

Ma, secondo lei, serve anche un meccanismo di verifica indipendente: «Ci deve essere un doppio controllo oppure un’entità esterna all’istituzione lavorativa, che non abbia alcuna relazione con le persone che lavorano nella sede scolastica». Un sistema che permetta, quindi, di valutare le segnalazioni al di fuori delle dinamiche interne alla scuola.