Cerca e trova immobili
Giubiasco
Docente arrestato, Tonini: «Quando affidiamo i nostri figli alla scuola, dobbiamo poterci fidare»
Chiara Zocchetti
Chiara Zocchetti
Red. Online
2 ore fa
Il deputato leghista Stefano Tonini chiede di ricostruire le eventuali segnalazioni degli anni scorsi e la loro gestione: «Se qualcosa non ha funzionato, non serve cercare alibi».

La vicenda del docente delle scuole medie di Giubiasco, attualmente oggetto di un procedimento penale, approda sul tavolo del Consiglio di Stato. Il deputato della Lega dei Ticinesi Stefano Tonini ha infatti presentato un’interrogazione con cui chiede al Governo di fare chiarezza sulle eventuali segnalazioni che, secondo quanto riportato dalla stampa, sarebbero state formulate negli anni nei confronti dell’insegnante e sulla loro gestione da parte della scuola e del Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport.

Tonini precisa anzitutto che spetterà alla Magistratura accertare i fatti e le eventuali responsabilità penali, nel rispetto della presunzione d’innocenza. Ma, sottolinea, quanto emerso pone interrogativi che «vanno oltre il procedimento penale» e riguardano «direttamente il funzionamento della nostra scuola e la capacità dello Stato di proteggere chi le viene affidato».

«Scrivo prima di tutto come padre»

Il deputato rivendica anche la dimensione personale del suo intervento: «Scrivo questa interrogazione certamente come Deputato, ma permettetemi di farlo prima di tutto come padre».

Ogni giorno, osserva Tonini, migliaia di genitori affidano i propri figli alla scuola con la certezza che si tratti di un luogo sicuro. «Non possiamo essere presenti nelle aule. Non possiamo vedere quello che succede durante ogni lezione, ogni attività o ogni momento della giornata scolastica. Ci fidiamo. Ci fidiamo dei docenti, delle direzioni e delle istituzioni».

Proprio per questo, sostiene, quando emergono segnali relativi a comportamenti potenzialmente inappropriati di un adulto che lavora quotidianamente con minorenni, questi devono essere ascoltati, verificati e, quando necessario, approfonditi.

«Una segnalazione non può finire in un cassetto»

Tonini precisa che l'obiettivo non è «organizzare una caccia alle streghe» né mettere sotto accusa un'intera categoria professionale, composta nella stragrande maggioranza da persone serie e competenti. Per lui, il principio da tutelare è però chiaro: «Quando sono coinvolti dei minorenni, la prudenza non può mai trasformarsi in superficialità e una segnalazione non può finire in un cassetto».

Da qui, la richiesta di ricostruire non soltanto quanto avvenuto negli ultimi mesi, ma anche cosa fosse eventualmente noto negli anni precedenti, chi ne fosse a conoscenza e quali decisioni siano state adottate.

Quattordici domande al Governo

Nelle quattordici domande rivolte al Consiglio di Stato, Tonini chiede innanzitutto se corrisponda al vero che, prima dell'apertura dell'attuale procedimento penale, siano state formulate segnalazioni alla direzione scolastica riguardanti il docente. In caso affermativo, vuole sapere a quando risalga la prima, quante siano state nel corso degli anni, di quale natura fossero e attraverso quali canali siano state trasmesse.

Il deputato domanda inoltre chi, all'interno della direzione scolastica, del DECS o di altre strutture cantonali, ne fosse a conoscenza, quali verifiche siano state effettuate e quali eventuali provvedimenti siano stati adottati. Al Governo viene chiesto anche di valutare se tutte le segnalazioni siano state trattate in maniera adeguata rispetto alla loro natura e gravità.

Tonini vuole inoltre sapere se sia stata avviata, o se si intenda avviare, una verifica amministrativa interna per ricostruire l'intera cronologia delle segnalazioni e delle relative decisioni e se, qualora emergessero «omissioni, sottovalutazioni o errori», il Governo intenda accertare eventuali responsabilità a livello dirigenziale o amministrativo.

Il protocollo introdotto nel 2023

L'interrogazione si concentra anche sulle procedure attualmente in vigore. Tonini domanda se il protocollo introdotto nel 2023 sarebbe oggi in grado di impedire che «una successione di segnali possa protrarsi per anni senza determinare un approfondimento complessivo della situazione».

Chiede inoltre se esista un sistema capace di collegare segnalazioni formulate in momenti differenti, così da evitare che episodi apparentemente isolati vengano valutati separatamente senza individuare un eventuale quadro ricorrente.

Tra le questioni poste figura infine l'ipotesi di introdurre un canale cantonale indipendente attraverso il quale allievi, genitori, docenti e collaboratori possano segnalare situazioni delicate senza dover necessariamente passare dalla direzione della singola sede.

«Proteggere i nostri bambini viene prima»

Per Tonini, la questione centrale resta quella della fiducia delle famiglie nei confronti della scuola pubblica. «Proteggere i nostri bambini e i nostri ragazzi viene prima di qualsiasi imbarazzo amministrativo, gerarchia o tentativo di evitare problemi».

E se dalla ricostruzione dovessero emergere falle nella gestione delle segnalazioni, aggiunge il deputato, sarà necessario intervenire: «Se qualcosa non ha funzionato, non serve cercare alibi. Serve capire cosa è successo, assumersi le proprie responsabilità e correggere il sistema affinché non possa accadere nuovamente».

L'interrogazione conclude tornando sul rapporto di fiducia tra famiglie e istituzioni: «Perché dietro una procedura, una segnalazione o un dossier non ci sono semplicemente dei numeri: ci sono i figli di qualcuno. E chi affida un figlio alla scuola pubblica ticinese deve poterlo fare con fiducia».