
Il rischio di penuria energetica nei prossimi mesi rappresenta una preoccupazione reale. In settimana il Consiglio federale ha lanciato una campagna di sensibilizzazione per ridurre i consumi di gas ed elettricità. Ma è questo il sistema migliore per affrontare la questione? In occasione dell’evento ‘Udc tra la gente’, i colleghi di Ticinonews ne hanno parlato con il consigliere federale Guy Parmelin, direttore del Dipartimento dell’economia, della formazione e della ricerca.
Quanto è reale un rischio di blackout il prossimo inverno?
“Non parlerei di blackout ma di rischio di penuria. La questione è complessa perché ci sono tanti parametri che non dipendono da noi. Se pensiamo all’approvvigionamento energetico generale, gas, elettricità, petrolio, c’è ad esempio il problema del livello del Reno. Oppure, un inverno caldo e secco cambia i parametri. Quindi il Consiglio federale cerca di anticipare gli scenari, di garantirsi il gas con sistemi di stoccaggio all’estero e di incitare i cittadini a moderare i consumi. Questo equilibrio tra offerta e domanda può aiutarci a superare l’inverno”.
Il Consiglio federale ha lanciato una campagna di sensibilizzazione per ridurre i consumi di gas ed elettricità e proprio in questi giorni le aziende stanno comunicando i costi al rialzo per l’anno prossimo. È giusto appellarsi alla responsabilità individuale? Lo Stato non potrebbe intervenire ad esempio sostenendo i costi di rete?
“No, credo sia giusto appellarsi alla responsabilità individuale. Innanzitutto, questo permette di limitare i rischi ed è anche vantaggioso per il portamonete visto che i prezzi dell’energia sono in forte aumento. E se pensiamo soltanto al riscaldamento, il 40% dei consumi proviene dalle economie private. Quindi se si riesce a diminuire i consumi anche di pochi punti percentuali facilitiamo la vita a tutti, anche alle imprese. Senza sforzi si potrebbe arrivare a misure dure come a contingentamenti, questo però vogliamo evitarlo. In ogni caso, se dovesse esserci un’azienda in difficoltà, c’è la possibilità del lavoro ridotto come aiuto. Oltre a questo, il Consiglio federale ha un gruppo di lavoro che monitora l’evoluzione analizzando diverse misure da implementare se la situazione dovesse aggravarsi. Non è il caso oggi”.
Perché lo Stato non può sostenere i costi della rete elettrica?
“Per quanto riguarda la distribuzione dell’elettricità ci sono approcci molto differenti. Sui prezzi comunicati in questi giorni, gli aumenti previsti per l’anno prossimo variano dal 50% all’1%. Ad esempio nel Canton Berna saranno dell’1%. Bisognerà vedere se i cantoni e i comuni, che sono gli azionisti di queste imprese, hanno modo di intervenire. D’altra parte, non bisogna dimenticare che siamo dipendenti al 100% dal gas e dal petrolio. Qui sono le dinamiche mondiali a determinare i prezzi. È un dato di fatto: i prezzi dell’elettricità e degli altri vettori energetici sono in aumento, bisogna moderare i consumi. Bisogna esserne coscienti”.
Avete già citato alcune misure come il lavoro ridotto, tuttavia avete anche detto che non è ancora necessario prevedere degli aiuti come era stato il caso ad esempio durante l’emergenza Covid. Perché adesso è diverso?
“Non siamo per niente nella stessa situazione. Il Covid era qualcosa di completamente imprevedibile. Abbiamo dovuto prendere delle misure dure in tutto il paese. Avevamo 1 milione e 300mila persone in lavoro ridotto. In questo momento i problemi sono più momentanei e locali. Ad esempio, una penuria di gas può riguardare il Ticino e non il resto della Svizzera, di conseguenza sono i mezzi di cui disponiamo come il lavoro ridotto che possono contenere lo shock. Siamo molto lontani dal mettere in piedi un programma di aiuti a livello federale a questo stadio. Sorvegliamo la situazione, nessuno sa come evolverà l’anno prossimo ed è per questo che il Consiglio federale ha costituito un gruppo di lavoro. Ma non ci troviamo assolutamente nello stesso contesto”.
Ampliando un po’ la sguardo il tema della penuria energetica ha anche riacceso il dibattito sul nucleare. L’Udc in primis ha rimesso in discussione la strategia energetica federale. Lei che cosa pensa a riguardo?
“Il Consiglio federale deve gestire un problema che rischia di presentarsi adesso. È adesso che dobbiamo prendere decisioni e prevedere misure per scongiurare penurie. Se poi il parlamento, i cittadini desidereranno rivedere la strategia questo fa parte del gioco democratico. Se l’iniziativa lanciata dovesse riuscire, quando sarà depositata seguirà l’iter parlamentare. Ma è oggi che rischiamo di avere un problema. È oggi che dobbiamo trovare soluzioni per un’offerta sufficiente. Dipendiamo molto dall’estero: dobbiamo aumentare la produzione indigena. Dobbiamo limitare i consumi, senza togliere i comfort. È questa la linea del Consiglio federale per superare quest’inverno, e forse anche quelli successivi, senza problemi”.
Ma secondo lei la strategia energetica ha fallito? Si poteva prevedere questa situazione?
“La strategia energetica è una decisione del parlamento ed è stata approvata dal popolo. Si può sempre essere più intelligenti e riscrivere la storia. Quello che constatiamo è che la guerra ha amplificato problemi già esistenti. I prezzi aumentavano già prima. Il fatto che il 50% delle centrali nucleari francesi non possano produrre elettricità quest’inverno, non si poteva prevedere. A livello europeo forse abbiamo sottostimato i rischi di una dipendenza russa e anche il fatto di pensare che l’elettricità possa sempre essere disponibile, di giorno e di notte. Il risveglio è effettivamente brutale ma ora dobbiamo lavorare per trovare soluzioni”.

