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Dipendenze
Digitale: "Le dipendenze comportamentali ancora troppo banalizzate"
© Shutterstock
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Redazione
3 anni fa
Lo sostiene Sara Palazzo, responsabile dei servizi ambulatoriali di Ingrado, la quale ci ha spiegato che la dipendenza dal digitale può colpire tutte le fasce d'età, e non solamente i giovani. Inoltre, Palazzo ritiene opportuno considerare questa dipendenza al pari di quelle da alcol o sostanze.

Nell’era digitale, la dipendenza da Internet e da cellulari e tablet diventa un problema sempre più evidente. Una questione che riguarda tutte le fasce della popolazione e che deve essere affrontato al pari di una dipendenza da fumo o alcol. Se la settimana scorsa abbiamo affrontato il tema con chi offre giornate di Digital Detox, oggi abbiamo bussato alle porte di Ingrado - il servizio dedicato proprio alla cura delle dipendenze - che è sempre più concentrato su questa problematica. A occuparsene, tra gli altri, è Sara Palazzo, responsabile dei servizi ambulatoriali di Ingrado, alla quale abbiamo chiesto anzitutto quali sono i sintomi di un utilizzo problematico di questi apparecchi.

Rabbia e irritazione: i campanelli d’allarme di un uso problematico del digitale

“Possiamo dire che l’utilizzo del digitale diventa problematico quando il ragazzo, ma non solo, comincia a dare troppo spazio a questo tipo di attività nella propria quotidianità”, ci ha spiegato Palazzo. Questa situazione potrebbe riflettersi conseguentemente “in un calo lavorativo o – per gli studenti – del profitto a livello scolastico, a cui va aggiunto anche un isolamento sociale”. Quando si abusa delle tecnologie molto spesso ci si sente arrabbiati e irritati “e questi sono dei piccoli campanelli d’allarme che possono essere già sintomo di un uso problematico”. Per Palazzo, “siamo tutti quanti potenzialmente a rischio, perché le tecnologie fanno ormai parte della nostra vita, anche se il mondo giovanile è più avvezzo al loro utilizzo, in quanto figli del digitale”. Tuttavia, questo non vuol dire che gli adulti o gli anziani non possano essere a rischio dipendenza. Ingrado svolge inoltre delle consulenze specifiche per quanto riguarda i giovani, “sostenendo anche i genitori ad aiutare ad imporre dei limiti di tempo e non solo al proprio figlio; questo per permettere di andare verso un utilizzo di tipo consapevole”. Tutti questi sono dei piccoli accorgimenti, certo, “ma che possono essere molto efficaci, come ad esempio spegnere il cellulare prima di dormire e non usarlo per più di 3h; nel 70% dei casi queste misure vanno a risolvere la problematica”.

“Le dipendenze comportamentali si banalizzano ancora troppo”

Un intervento può pertanto essere molto efficace, soprattutto se tempestivo. Anche perché – proprio come una classica dipendenza da sostanze – anche quella da Internet spinge chi ne soffre ad aumentare sempre di più il consumo, rendendo più complicato il percorso di guarigione. “Questa dipendenza ha esattamente gli stessi tipi di effetti di una da alcol o da sostanze, al punto che siamo in presenza di veri e propri sintomi da astinenza”. A questi va anche aggiunto il “fenomeno della tolleranza, ovvero quel bisogno di aumentare sempre di più il proprio consumo”. Quello a cui Ingrado sta assistendo negli ultimi anni “è solo la punta dell’iceberg: noi trattiamo poco più di una trentina di casi all’anno e questo fa presupporre che le dipendenze comportamentali vengono ancora molto banalizzate”. Il motivo è da ricondurre all’attenzione maggiore posta riguardo ad altri tipi di dipendenze, “come quelle da alcol o droghe, mentre nei confronti di quelle da gioco d’azzardo o da Internet si tende ad avere meno paura e capita spesso di arrivare a trattarle quando ormai è troppo tardi”, ha concluso Palazzo.

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