
È stata vandalizzata per la seconda volta la statua dedicata al creatore del Bitcoin, Satoshi Nakamoto. La prima volta era successo ad agosto ed era stata gettata nel lago di Lugano. «Il tipo di danno non mi pare che possa essere stato causato così in modo circostanziale, quindi crediamo sia un atto mirato. Chi l'ha fatto non ha compreso veramente il valore di quest'opera» ribadisce oggi il direttore scientifico della Fondazione Plan B, Denis Roio, il quale spiega che la statua, realizzata da Valentina Picozzi e donata al municipio nel 2024, sarà ristrutturata e poi si dovrà capire, anche insieme al Municipio, se e dove spostarla. «Verrà restaurata e resterà nello spazio pubblico a cui appartiene, speriamo alimentando nuove discussioni sempre più costruttive».
Una mancanza di rispetto crescente
Sulla vicenda abbiamo raggiunto la capo dicastero sicurezza e spazi urbani Karin Valenzano Rossi, che si è detta rammaricata per quest'ennesima mancanza di rispetto. Un fenomeno, quello dei vandalismi, che è in aumento. «Sì, negli ultimi anni quello che si nota è una mancanza di rispetto crescente per tutto quello che è accessibile pubblicamente, quindi anche ad esempio i beni degli esercizi pubblici o dei privati, che diventano oggetto di vandalismi o di sfogo di rabbia e aggressività». In molti, per casi come questo, invocano più telecamere. «Possiamo mettere tutte le telecamere del mondo, ma ad alcuni non importa nulla, lo fanno comunque» continua Valenzano Rossi. «Con le telecamere magari si può poi ricostruire eventualmente chi sia stato, ma non toglie il principio che ci sono delle persone che veramente non hanno alcun rispetto».
Alla base, l'educazione
La domanda difficile è quindi: come contrastare questo fenomeno? La municipale ribadisce che alla base deve esserci l'educazione. «Sì, l'educazione e il rispetto in generale. Qualcosa che è sempre meno di moda e che si sta andando a perdere sempre di più. È chiaro che una repressione magari mirata quando si scopre il colpevole e facendo ripagare i danni potrebbe aiutare, ma ho l'impressione che non sia nemmeno più un grande deterrente perché questo tipo di persone che fanno questo tipo di di atti in realtà non si curano delle conseguenze».

