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Gran Consiglio
Consuntivo 2023, la Lega non ci sta e chiede più prudenza
©Gabriele Putzu
©Gabriele Putzu
Redazione
2 anni fa
Il Consuntivo 2023 del Ticino ha un disavanzo di 121,8 milioni di franchi, con investimenti netti di 318,9 milioni e debito pubblico di 2,4 miliardi. La Lega dei Ticinesi ha deciso di non firmare il rapporto di maggioranza, chiedendo una gestione più prudente della spesa pubblica.

Il Consuntivo 2023 - chiusosi con in disavanzo d'esercizio di 121,8 milioni di franchi - verrà discusso la prossima settimana in Gran Consiglio dopo essere stato approvato dal Consiglio di Stato nel mese di aprile. Il Consuntivo presenta - lo ricordiamo - un autofinanziamento pari a 93,4 milioni di franchi, mentre il debito pubblico si attesta a circa 2,4 miliardi di franchi. Gli investimenti netti ammontano invece a 318,9 milioni di franchi, mentre il capitale proprio è pari a -177,5 milioni di franchi. Questo martedì PLR e Centro hanno firmato il rapporto di maggioranza redatto dal presidente della Commissione gestione e finanze Bixio Caprara, ma si tratta di due partiti che godono della maggioranza solo nella Gestione e non nel parlamento ticinese. Il PS e i Verdi, dal canto loro, sostengono invece il rapporto di minoranza. Motivo per cui le sorti del Consuntivo 2023 sono ora in mano alla Lega dei ticinesi, che ha deciso - stando a quanto anticipato dal Corriere del Ticino - di non firmare il rapporto della Commissione. Il capogruppo Boris Bignasca ha infatti spiegato al CdT che l'intenzione del movimento di via Monte Boglia non è tanto quella di bocciarlo o sabotare il Governo, bensì non dare i numeri necessari per la sua approvazione. Per i leghisti quello che conta è che arrivi un chiaro messaggio al Consiglio di Stato e ai funzionari dirigenti dell'Amministrazione, ovvero che la gestione della spesa deve essere decisamente più prudente. Le ragioni che hanno spinto la Lega a non sostenere il rapporto di Caprara vanno ricondotte principalmente alla spesa per il personale dell'amministrazione (a detta di Bignasca aumentata di quasi 60 milioni in un solo anno) e alla gestione dei mandati pubblici.