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Lavoro
Clausola di salvaguardia, una possibilità per il Ticino?
Redazione
3 anni fa
La proposta, pensata per cecare di contenere il numero di frontalieri nel nostro cantone, è stata avanzata dal deputato leghista Lorenzo Quadri. Giangiorgio Gargantini (UNIA) replica: “È più che altro uno slogan elettorale”.

Lorenzo Quadri torna alla carica. Dopo un’interpellanza sullo stesso tema, la clausola di salvaguardia, il consigliere nazionale leghista ieri ha inviato al Consiglio federale una mozione che ne chiede l’elaborazione a tutela del mercato del lavoro ticinese. Nel mirino il continuo aumento dei frontalierato nel nostro cantone. Ma cos’è una clausola di salvaguardia? Stabilita da un articolo dell'accordo sulla libera circolazione delle persone, consente di derogare provvisoriamente alle disposizioni di entrata e di accesso a un'attività economica e di reintrodurre, limitatamente e a determinate condizioni, i contingenti previsti. Nel 2023, per esempio, è stata applicata ai cittadini croati. E qui sorge il primo problema: il frontalierato non è compreso. “La clausola di salvaguardia dell’accordo di libera circolazione è pensata per un’immigrazione, diciamo stanziale”, spiega Quadri a Ticinonews. “Ciò non toglie, a mio giudizio, che si debba negoziare qualcosa che possa toccare anche il frontalierato, il quale comunque è una forma di immigrazione dovuta alla libera circolazione delle persone”.

Focus in particolare sul settore terziario

La clausola di salvaguardia, secondo Quadri, dovrebbe riguardare in particolare il settore terziario. “Nei reparti tradizionali, come l’edilizia, il numero di frontalieri aumenta in modo molto meno marcato, o resta costante. In alcuni casi addirittura diminuisce”. Il settore in cui c’è stata un’esplosione a seguito della libera circolazione delle persone è, appunto, il terziario, “dove i frontalieri sono quintuplicati ed è chiaro che qui abbiamo un problema, anche perché questi sono profili professionali di cui in realtà non c’è nessuna carenza nel mercato del lavoro ticinese”. Molti “vanno dunque a sostituire dei lavoratori residenti, e con la recente decisione del Consiglio federale di sottoscrivere con l’Italia un accordo sul telelavoro dei frontalieri, la situazione rischia di sfuggire ancora di più”.

Un appoggio anche dal Ticino?

Per centrare l’obiettivo, ci spiega Quadri, non basta la pressione della deputazione ticinese alle Camere federali. Ma un aiuto in questo senso potrebbe giungere dal nostro cantone. “Ho motivo di credere che da parte del Consiglio di Stato ci possa essere un certo interesse per l’introduzione di questo tipo di misura”, prosegue il deputato leghista. “Ne ho già parlato anche con i vertici del DFE. Penso che dal Ticino potrebbe dunque arrivare un appoggio a questa proposta. Naturalmente sappiamo che tale appoggio di per sé non basta e sarebbe bello avere il sostegno di altre regioni di confine. Vedremo come evolverà la situazione”.

Gargantini: “Difficile immaginare che l’Europa possa accettare questo tipo di trattativa”

Una soluzione, quella ventilata da Lorenzo Quadri, che non incontra il favore del segretario regionale di UNIA Giangiorgio Gargantini. “La proposta di Quadri è più che altro uno slogan elettorale”, afferma il sindacalista. “Non si possono prevedere clausole di salvaguardia con paesi con cui firmiamo già un accordo di libera circolazione. È difficile immaginare che l’Europa possa accettare questo tipo di trattativa”. Per proteggere il mercato ticinese “bisogna agire sulle condizioni interne e non erigendo una sorta di frontiera supplementare attorno al nostro cantone”.

“Si vuole lasciare il problema per poterlo sfruttare elettoralmente”

Un mercato che ospita al suo interno quasi un terzo di forza lavoro che vive in un altro paese “è di per sé una distorsione economica e sociale”, continua Gargantini, secondo cui la responsabilità non è di chi viene in Ticino a lavorare, “ma di chi offre del lavoro che non permette di vivere nel nostro cantone, quindi della parte padronale che approfitta della situazione geografica in cui è inserito il nostro territorio, e della maggioranza politica che non porta soluzioni, bensì unicamente slogan elettorali. E non posso non sottolineare come queste proposte arrivino dal partito di maggioranza del cantone”. Secondo il segretario regionale di UNIA, infatti, vi è una volontà “di lasciare proseguire un determinato problema per sfruttarlo elettoralmente e per venire incontro alle necessità padronali che sono ampiamente rappresentate all’interno di questi schieramenti politici”.

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