
Il coordinatore della Lega Daniele Piccaluga taglia corto: «La situazione si sta ingigantendo, direi che possiamo chiudere qua la faccenda». In altre parole, l’alta vigilanza parlamentare non va estesa anche a Norman Gobbi per chiarire il suo ruolo nel cosiddetto caso Zali, come intenderebbe invece chiedere l’MpS. Le spiegazioni fornite ieri alla stampa dal ministro leghista, argomenta Piccaluga, sono sufficientemente chiare: quando nel 2021 fu informato dalla 52enne deceduta un mese fa di una denuncia penale nei confronti del collega Zali, la natura dei fatti contestati - presunti reati sessuali o altri perseguibili d’ufficio - non fu specificata. «Norman Gobbi dice già tutto quello che andava detto: attivare l'alta vigilanza non ha senso».
Quadri: «Questioni già segnalate in Procura»
Una versione fornita anche da Lorenzo Quadri, l’altro esponente del movimento contattato dalla donna: «Non ricordo che nella email in questione si evocassero presunti comportamenti sessuali, ha sottolineato il consigliere nazionale nella sua nota personale di ieri, aggiungendo: «Trattandosi di circostanze a detta della scrivente medesima già segnalate al Ministero pubblico, non stava evidentemente a terze persone imbastire inchieste parallele».
«Siamo un bersaglio facile»
A sposare, per contro, l’ipotesi di ulteriori approfondimenti, ieri sulla Regione, è stata Tamara Merlo di Più Donne. Si limita invece a dire il socialista Ivo Durisch: «La questione si pone e andrà valutata». Pur auspicando chiarezza, non si espongono infine i responsabili della vigilanza attivata al momento per la questione del 14enne della Farera, la Plr Cristina Maderni e Fiorenzo Dadò del Centro, che torneranno a riunirsi lunedì. Resta il fatto che, per Piccaluga, è in atto una tendenza: «Abbiamo capito che siamo un bersaglio facile, ogni giorno ci sono attacchi contro la Lega. Attacchi che spesso sono finiti in niente: siamo sereni», conclude.

