
Norman Gobbi interviene sulle ricostruzioni emerse negli ultimi giorni attorno alla vicenda che coinvolge il collega Claudio Zali e alla conoscenza che la Lega avrebbe avuto, già nel 2021, di una segnalazione della 52enne di Melide relativa all’allora consigliere di Stato.
Sapeva dei reati di natura sessuale?
La presa di posizione arriva dopo la ricostruzione pubblicata da laRegione il 15 settembre, intitolata «Caso Zali, cronologia di una segnalazione», nella quale il quotidiano ha ripercorso le principali tappe della vicenda dal 2021 fino all’apertura del procedimento penale nei confronti di Zali per presunti reati contro l’integrità sessuale. Nell'editoriale di Daniel Ritzer pubblicato questa mattina, si ipotizza che Gobbi fosse a conoscenza dell'intera segnalazione, cioè anche del riferimento ai presunti reati contro l'integrità sessuale a carico di Zali. Gobbi contesta però che le informazioni di cui disponeva all’epoca possano essere assimilate a una conoscenza di possibili reati sessuali, quindi non si sarebbe sottratto a nessun obbligo di legge.
I contatti con la 52enne
Secondo il consigliere di Stato, all’inizio di settembre 2021 la donna lo contattò privatamente sui social, comunicandogli di avere presentato una denuncia penale nei confronti di Zali. Non avrebbe tuttavia specificato la «natura dei fatti» oggetto della denuncia. «La questione risultava pertanto già sottoposta all’autorità giudiziaria competente», sottolinea il consigliere di Stato. A fine settembre 2021, sempre secondo Gobbi, la donna gli inviò una e-mail chiedendogli di intervenire presso Zali affinché quest’ultimo «le porgesse delle scuse per iscritto». Nella stessa comunicazione avrebbe riferito di avere informato anche il quotidiano laRegione e manifestato l’intenzione di rendere pubbliche le informazioni relative alla vicenda, «senza precisare a quali fatti si riferisse». «Nelle due comunicazioni – precisa Gobbi – non si faceva in alcun modo riferimento alla possibile commissione di reati di natura sessuale, ossia reati perseguibili d’ufficio».
La questione discussa nella Lega
Gobbi conferma tuttavia che la vicenda non sarebbe rimasta del tutto estranea agli ambienti della Lega. Poiché, a suo dire, la donna aveva già riferito di avere presentato una denuncia, la questione è stata discussa internamente ed è stato interpellato anche lo stesso Zali. Quest’ultimo, secondo la ricostruzione di Gobbi, «ha escluso la sussistenza di fatti rilevati e ricondotto la vicenda a dinamiche attinenti alla propria sfera privata».
«Nessuna comunicazione dall'autorità giudiziaria»
Gobbi sostiene inoltre che, dopo quei contatti del 2021, non gli sono giunte ulteriori segnalazioni sulla vicenda. «Successivamente non mi sono giunte altre segnalazioni – afferma – né mai mi è pervenuta alcuna comunicazione da parte dell’autorità giudiziaria competente che potesse indicare la pendenza di procedimenti in relazione ai fatti richiamati».
Le contestazioni di Gobbi
Il consigliere di Stato respinge quindi le ricostruzioni che, a suo avviso, attribuirebbero a lui una conoscenza già allora di possibili reati sessuali. «Le informazioni da me ricevute nel 2021 non contenevano alcun elemento che potesse far ipotizzare la commissione di reati di natura sessuale o comunque perseguibili d’ufficio», sostiene. «Sottolineo che la signora mi aveva comunque già informato di aver segnalato questi fatti all’autorità giudiziaria competente. Questa precisazione è necessaria affinché quanto effettivamente portato a mia conoscenza all’epoca sia rappresentato in modo corretto e fedele».

