
Oggi è stato il primo giorno di scuola. Un misto di emozioni per i 56'650 allievi e i 7’060 docenti che tornano sui banchi delle scuole ticinesi. Sempre più spesso, però, accanto a penne, matite e temperini, negli zaini si infilano anche i cellulari. Una pratica che non è ben vista da tutti: “Credo che la sfida più grande per noi genitori sia rappresentata dalla tecnologia”, commenta una mamma che ha accompagnato il figlio alle Scuole medie di Mendrisio. “Le applicazioni che guardano i nostri ragazzi spesso hanno poco valore, eppure loro vi si perdono dentro. Quella però non è la realtà”.
Alle Medie del capoluogo momò i ragazzi hanno il permesso di portare il cellulare a scuola, ma questo “deve essere tenuto spento e in cartella”, spiega ai microfoni di Ticinonews Francesco Doninelli, direttore dell’istituto. Ogni sede scolastica ha direttive diverse. A Mendrisio, il telefonino viene requisito se un allievo è ‘beccato’ a utilizzarlo durante le lezioni o le pause. “Non lo facciamo per cattiveria: vogliamo che ci siano ancora delle relazioni umane”.
I "divoratori di sonno"
A scuola, tuttavia, non si rimane tutto il giorno. Una volta a casa, i ragazzi possono utilizzare il cellulare liberamente. “Ai genitori – prosegue Doninelli – consiglio di tenere sotto controllo i figli mentre utilizzano questi mezzi”. Proibire tout court non avrebbe senso: “Bisogna però porre dei limiti, anche negli orari. Questi strumenti tecnologici sono dei grandi divoratori di sonno: a scuola spesso vediamo degli allievi stanchi perché hanno utilizzato il cellulare fino a notte fonda”.
Accompagnare i figli
Lo smartphone a scuola non ha quindi molto spazio, è qualcosa che i ragazzi utilizzano di più nel tempo privato. E se questo utilizzo diventa incontrollato “è sempre un problema, perché parliamo di strumenti collegati a un mondo troppo grande per essere gestito da dei ragazzini e spesso anche da noi adulti”, commenta Luca Botturi, professore in Media in educazione presso il Dipartimento formazione e apprendimento della Supsi. “Sicuramente va bene decidere di dare delle regole assieme al telefono, come ad esempio degli orari. Si possono altresì fornire delle tracce da seguire non digitali: ci vuole tempo, bisogna stare con i figli e accompagnarli in luoghi dove possano fare esperienze ricche”. Molto dipende anche dall’età dei ragazzi. “Ci sono momenti in cui è giusto non comprare uno smartphone. Viceversa, a 14-15 anni si è in grado di gestire meglio la tecnologia”. Un'altra possibilità potrebbe essere quella di acquistare un apparecchio le cui funzioni si limitino alle telefonate e all'invio di messaggi.

