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L'incontro
Cassis: «Il blocco dei ristorni provocherebbe tensioni tra Ticino e Berna»
©Pablo Gianinazzi
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Red. Online
12 ore fa
Il Consigliere federale a capo del Dfae oggi era a Bellinzona per incontrare il governo ticinese – Il presidente dell’esecutivo: «Un incontro più che mai necessario»

«Qualsiasi intervento che violi l’accordo sui frontalieri, parte di quello sulla doppia imposizione, creerà una reazione da parte italiana. A mio giudizio, però, le conseguenze più pesanti saranno nei rapporti tra canton Ticino e Confederazione». A dirlo è il consigliere federale Ignazio Cassis, capo del Dipartimento federale degli affari esteri, che oggi a Palazzo delle Orsoline ha incontrato il Governo ticinese. Diversi i temi trattati, tra questi anche la perequazione intercantonale che sfavorisce il nostro Cantone. In cima alla lisa, però, il blocco dei ristorni. «Credo che un intervento senza aver prima chiarito la natura giuridica del problema sia sbagliato», ha spiegato Cassis, aggiungendo che «prima di tutto, sia da parte italiana sia da parte svizzera, è meglio chiarire la natura giuridica del problema. Il Ticino ha buone ragioni da far valere, la Confederazione anche ed è per questo che si rischia un ‘bisticcio’  tra Bellinzona e Berna».

Tornando alla perequazione intercantonale, il consigliere federale ha spiegato che «Berna ha deciso di trattare equamente tutti i cantoni e quindi quella tracciata sotto la cupola di Palazzo federale è la strada da seguire. Certo però che psicologicamente questi elementi si sommano e creano tensioni tra Cantone e Confederazione». Ricordiamo che il Consiglio federale ha deciso di non procedere almeno fino al 2030 alla modifica dell’ordinanza sulla perequazione finanziaria e l’esecutivo ticinese aveva descritto questa mossa come «una chiara mancanza di riconoscimento, con un Ticino che continuerà a essere penalizzato in modo ingiusto rispetto al resto del Paese».

I rapporti tra Svizzera e Italia

Per quanto riguarda i rapporti tra Svizzera e Italia, «le relazioni sono buone: i paesi non si parlano tramite ‘tweet’ o interviste televisive, ma attraverso canali diplomatici». Per quanto riguarda il «caso Cornado», ovvero la decisione di Roma di richiamare in Italia l’ambasciatore in Svizzera in seguito ai fatti di Crans-Montana, Cassis ha spiegato che «ufficialmente non è mai stato notificato il ritiro dell’ambasciatore ed è per questo che i due paesi hanno continuato ad avere rapporti». Attenzione però, perché «se a livello istituzionale i rapporti sono stati giusti e corretti, le uscite teatrali sui media e sui social hanno creato un po’ di confusione e questo non è un bel esempio di chiarezza».

«Un incontro più che mai necessario»

Intervistato a margine dell’incontro Claudio Zali, presidente del Consiglio di Stato, ha detto che quella odierna «è stato un incontro più che mai necessario», perché «si sono accumulati dei temi che era opportuno condividere con il consigliere federale responsabile del Dfae, quindi la prima persona chiamata a dirimere il dossier con l’Italia». Per quanto riguarda il rapporti con Roma, invece, «certe mosse, come il fatto di richiamate l’ambasciatore in patria, ci sono sembrati dei gesti forti nei nostri confronti», ha commentato Zali. Con Berna, invece, «c’è un po’ di insoddisfazione».