
«Si tratta di uno schiaffo al Canton Ticino che si trova in una situazione particolare. E quindi anche uno schiaffo alla coesione nazionale e al principio di solidarietà». Il principio di solidarietà a cui fa riferimento il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi è una delle basi portanti su cui si fonda la misura della perequazione finanziaria intercantonale. In soldoni: i cantoni finanziariamente forti aiutano quelli finanziariamente più deboli.
L'esempio di Friborgo
Un calcolo complesso che non tiene conto, secondo il Consiglio di Stato, di alcune particolarità cantonali. Il Consiglio Federale non intende modificare l’ordinanza fino al 2030. «La decisione del Consiglio federale è fonte di grande delusione per il Consiglio di Stato perché, al di là del tema che interessava perlopiù il Canton Ticino, una maggioranza netta dei Cantoni si è espressa favorevole alla modifica dell’ordinanza con entrata in vigore entro il primo gennaio 2027», spiega Gobbi. Nel 2026 il Ticino riceverà 99 milioni, 7,5 in meno rispetto al 2025. Una cifra nettamente minore, a titolo di paragone come ci spiega Norman Gobbi, rispetto al Canton Friborgo. «Canton Ticino e Canton Friborgo hanno sostanzialmente la stessa popolazione e il territorio è più o meno uguale», ci dice Gobbi. «Friborgo riceve quasi 6 volte in più di perequazione rispetto al Ticino. Friborgo si trova inoltre tra la Berna federale e Losanna, noi invece siamo in diretto contatto con la realtà italiana con le conseguenze del caso come la sicurezza e il controllo del mercato del lavoro».
La variabile frontalieri
Ed è proprio un nuovo meccanismo per la ponderazione del reddito dei frontalieri su cui il Consiglio di Stato vuole fare leva e che avrebbe portato al Ticino 9 milioni in più: «Dal punto di vista degli indicatori di ricchezza, il Ticino sembra molto più ricco di quello che è in realtà. L’indice viene misurato in base alla popolazione residente, dimenticandosi però che un terzo della forza lavoro arriva da oltreconfine. Questo impatto, di cui ne beneficia anche la Svizzera, penalizza doppiamente il Canton Ticino». Una decisione da parte di Berna, insomma, che fa storcere il naso all’Esecutivo ticinese. «Il Consiglio di Stato vuole portare in avanti un’azione che sia concertata. Una delle azioni può essere quella dei ristorni. Dobbiamo però farlo in maniera coordinata e condivisa. Dobbiamo muoverci come ticinesi per far capire alla Berna federale che il Ticino ha bisogno del sostegno, se vogliamo che il Ticino rimanga in Svizzera», conclude il presidente del Consiglio di Stato.

