
“25 anni di abusi su almeno 5 donne all’interno di un luogo di lavoro. Come si fa a non percepire nulla e a non cogliere segnali di malessere e di malcontento?” È la domanda posta dall’MPS nella sua presa di posizione di oggi dopo i chiarimenti forniti dal consigliere di Stato Manuele Bertoli in merito ai casi di molestie sessuali segnalati all’interno dell’associazione Unitas, di cui lo stesso Bertoli è stato direttore dalla fine degli anni '90 fino al 2011.
“Basta dare le responsabilità alle vittime”
L’MPS critica in particolare le dichiarazioni di Bertoli sul fatto che “se le vittime non parlano, è difficile agire”. “E’ veramente ora di finirla”, si legge ancora, “di dare la responsabilità alle vittime che non hanno segnalato quanto accadeva”. E’ compito di una direzione “vigilare affinché certe cose non succedano, agire e creare le condizioni per cogliere i segnali che sicuramente ci sono, creare le condizioni affinché le persone possano parlare e aprirsi”. Se questo non avviene o avviene tardi “significa che comunque qualcosa nella struttura e nella gestione del personale non ha funzionato e la direzione ne è in qualche modo responsabile”.
“Nessuna assunzione di responsabilità”
Ma Bertoli, secondo l’MPS, oggi è andato ancora più in là. “Le attività dell’associazione devono andare avanti, quindi nessun azzeramento del comitato, nessuna assunzione di responsabilità”. Una posizione “inaccettabile, un ulteriore schiaffo alle vittime e alle loro famiglie”.

