
"Gobbi ha peccato di superficialità e arroganza". Con queste parole Gianni Righinetti, vicedirettore del Corriere del Ticino, commenta nel suo editoriale il cosiddetto "Caso Gobbi", la vicenda giudiziaria e politica legata all’incidente stradale che coinvolse il consigliere di Stato e direttore del DI. Secondo Righinetti, ridurre tutto al caso fortuito di quella sera di novembre 2023 sarebbe "una forzatura". La vera responsabilità, osserva, è nell’aver mantenuto il silenzio: una strategia comunicativa basata sull’idea che "prima o poi i curiosi si sarebbero stancati di indagare", scelta che ha invece innescato "la valanga politica e mediatica" che ha travolto Gobbi. La recente assoluzione in primo grado dei due agenti, accusati di avere gestito in modo anomalo i controlli, restituisce dignità a due uomini "sinceri e trasparenti", che in aula hanno ammesso gli errori sugli etilometri scaduti. Ma la polizia, scrive Righinetti, ne esce comunque "ridicolizzata" e sotto pressione, con richieste di audit e nuove inchieste già sul tavolo. Politicamente "non ha vinto nessuno": Gobbi resta indebolito, mentre la Lega ha reagito con scene di giubilo "come se si fosse vinta la Champions League". E il futuro, avverte il vicedirettore, non sarà affatto sereno: "siamo solo all’inizio" di una stagione complicata fino al 2027.
Ritzer e Manna:
Se per Righinetti il problema è la mancanza di trasparenza politica, il direttore della Regione Daniel Ritzer e il giornalista Andrea Manna mettono invece in dubbio le motivazioni del proscioglimento. La giudice Bernasconi Matti ha ammesso che oggettivamente il reato ci sarebbe stato: "non verificando le due ore trascorse dall’incidente e non interpellando il procuratore di picchetto, hanno impedito che Gobbi si sottoponesse a un controllo del sangue". Ma ha escluso il dolo perché "manca un qualsivoglia movente". Per Ritzer e Manna questo ignora un rapporto di potere "palese ma intangibile". E definiscono "imbarazzante" il caos etilometri e la scarsa trasparenza del Comando.

