
La sentenza è di 20 mesi di detenzione, ma sospesi. Dovrà invece andare allo Stampino in regime di carcere aperto e con un trattamento psicoterapeutico il 22enne che si è presentato oggi a processo per aver bruciato la casa del delitto di Avegno nel 2023. Lo ha sentenziato il giudice e presidente della Corte Mauro Ermani oggi alle Assise criminali di Lugano, sottolineando le parole del perito - un aggiornamento sul giovane dell’aprile 2024 - secondo cui le sue difficoltà non sono più principalmente attribuibili all’abuso di alcol e droghe, quello che è preponderante ora è un disturbo della personalità di tipo misto, e per questo necessita una diversa presa a carico. Per quanto riguarda il trattamento stazionario sia accusa sia difesa si sono detti d’accordo. Il procuratore pubblico Zaccaria Akbas aveva proposto una pena sospesa di 24 mesi, l’avvocato difensore Stefano Genetelli aveva chiesto 18 mesi sospesi, al termine dei quali andrebbe fatta la rivalutazione del caso, per un possibile passaggio a un trattamento ambulatoriale.
"Voglio rifarmi una vita"
“Ho perso tutto ma non mi do per vinto. Voglio rifarmi una vita” ha detto in aula il giovane. “Il mio intento è lavorare. Voglio essere riabilitato. Mi pento amaramente di quello che ho fatto”. Nonostante il suo desiderio di un ritorno in libertà con il supporto di un curatore, Ermani ha ribadito la necessità di un periodo di transizione in cura stazionaria, anche viste le fughe e i comportamenti passati del giovane. "Deve impegnarsi nel suo percorso - ha aggiunto - in caso contrario ci ritroveremo qui".
È il secondo processo a suo carico
Lo scorso luglio, ricordiamo, era stato deciso un trasferimento a Villa Argentina per permettere al giovane di superare la dipendenza da alcol e droghe prima di venir giudicato. In questo periodo però, il giovane ha avuto problemi di inserimento nella comunità ed è scappato due volte, finendo nuovamente in carcere. “Ho bisogno di circondarmi di persone buone, non di criminali o tossici” ha detto a riguardo l’imputato.

