
Sarà trasferito in una struttura psichiatrica specializzata, dove seguirà un trattamento stazionario, il 23enne che la notte fra il 10 e l’11 aprile 2022, in preda a un raptus, uccise la madre a pugni e coltellate nella loro abitazione di Avegno. Il giovane, viste la modalità usate, è stato giudicato colpevole di assassinio e dovrà anche versare 50mila franchi di indennità per torti morali al fratello. È quanto ha deciso oggi la corte delle Assise criminali di Vallemaggia riunitasi a Lugano e presieduta dal giudice Amos Pagnamenta. Una misura sostitutiva al carcere – proposta dalla procuratrice pubblica Petra Canonica Alexakis - in quanto, nel corso della perizia psichiatrica a cui è stato sottoposto, l’imputato era stato giudicato incapace di intendere al momento dei fatti. E quindi non punibile con il carcere. Carcere dove il giovane è comunque rimasto dal 25 luglio 2022 a oggi, in espiazione anticipata della pena. Quasi due anni dunque, troppi per l’avvocata dell’imputato Maria Galliani, che ha parlato di sconfitta per il sistema. “Due anni sprecati”, ha concordato Pagnamenta, che auspica ora la massima celerità nell’esecuzione della pena.
La vicenda
Il 23enne – ricordiamo – doveva rispondere dei reati di assassinio, in via subordinata omicidio intenzionale. Davanti al giudice Pagnamenta, il giovane ha ammesso di essere l’autore del delitto e in aula ha ricostruito quanto accaduto quella notte e i motivi che l’hanno portato ad uccidere la madre. “Sono tornato a casa e ho pensato che mia madre fosse la regina delle streghe. L’ho quindi colpita più volte e accoltellata”. “Non dormivo da una settimana, sono andato fuori di testa. Chiedo scusa per quello che ho fatto”, ha concluso.
Il fratello
A prendere la parola alle Assise criminali è però stato anche il fratello dell’imputato, in qualità di accusatore privato. Fratello che – ricordiamo – un anno dopo i fatti aveva dato fuoco all’abitazione “per cancellare il male compiuto dal fratello” e ha più volte tentato di togliersi la vita. In una lettera scritta di suo pugno e letta in aula, il 21enne ha più volte definito “un mostro” il fratello, dicendo di sentirsi “morto dentro” all’idea che il fratello non è punibile. Anche lui andrà a processo, di nuovo, lunedì 13 maggio, dopo che un primo dibattimento era stato sospeso per permettergli di seguire una terapia a Villa Argentina, cure che non hanno avuto successo tanto che il ragazzo si trova ora alla Farera.

