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Ticino
“Bisticciare sul tracciato non accorcia i tempi”
Lara Sargenti
5 anni fa
Il Consigliere di Stato Claudio Zali chiederà un incontro politico con l’Ustra per capire le motivazioni che hanno spinto Berna a rigettare alcuni elementi del collegamento A2-13: “Vi è un ampio consenso sulla bozza Verde, stravolgere il progetto creerebbe problemi”. Storni e Pini sul possibile ritorno dei semafori al posto delle rotonde: “Difficile riproporlo”

Berna non ha approvato diversi elementi del progetto di allacciamento autostradale A2-A13 sul piano di Magadino, presentato dal Cantone due anni fa, insieme all’Ufficio federale delle strade (Ustra). Una bocciatura che pesa e che rischia di ritardare i tempi di realizzazione dell’opera, che fa ritornare anche in auge la proposta, respinta in votazione popolare, di mettere i semafori intelligenti al posto delle rotonde tra Quartino a Cadenazzo.

Una decisione che sorprende
Le criticità riguardano soprattutto la zona palustre delle Bolle, dove un attraversamento non sarebbe conforme alla legislazione in materia di protezione delle zone palustri. Problemi sono stati riscontrati anche fra Cadenazzo e Camorino per la gestione del traffico e il cantiere. Ai microfoni di Radio 3i il direttore del Dipartimento del territorio Claudio Zali non ha nascosto la sua sorpresa per queste modifiche. “Sapevamo che l’attraversamento vicino alle Bolle di Magadino è un punto delicato del tracciato visto che è vicino una zona protetta e che, se del caso, andava fatto qualche aggiustamento per ‘accontentare’ l’Ufficio federale dell’ambiente. Ma questo sarebbe o è ancora risolvibile. Quello che sorprende nettamente è la decisione di modificare il tracciato a nord, tra Cadenazzo e Sant’Antonino. Questo veramente non lo riesco a capire, tant’è che il progetto di bozza verde presentato e finanziato dal Cantone Ticino era stato sviluppato in collaborazione con l’Ustra”.

Bisognerà modificare il progetto? “Stravolgerlo creerebbe problemi”
Il progetto dunque dovrà essere rivisto con le modifiche richieste. A questo punto sorge la domanda se sia effettivamente fattibile o bisogna abbandonarlo e farne un altro piuttosto che stravolgere quello attuale. “Dal profilo di ‘chi comanda’”, spiega il Consigliere di Stato, “ora è Ustra che ha ricevuto l’incarico dalla Confederazione di realizzare questa strada e quindi conduce questo progetto. Io chiederò quanto meno un incontro politico per avere delle spiegazioni sul perché si viene meno a un progetto che abbiamo condiviso e soprattutto, cosa difficilissima in Ticino, che metteva d’accordo tutte le parti”. Il tratto di strada in questione è infatti “molto controverso” e avere trovato un progetto “condiviso da tutti i portatori di interesse ticinesi era già una grande cosa”, sottolinea Zali, secondo cui stravolgerlo ora “senza un valido motivo o un motivo che aspetto ancora di sentire è una cosa che crea problemi”.

I tempi di realizzazione
Tutto questo rischia di far dilatare anche i tempi di realizzazione dell’opera, i cui lavori sarebbero dovuti iniziare nel 2025, con la conclusione entro il 2040. “L’opera non sarebbe comunque arrivata dopodomani”, precisa Zali. “La sola costruzione richiederà circa 8 anni e le procedure per arrivare alla costruzione si prendono il resto. Bisticciare ancora sul tracciato, quando credevamo di averne trovato uno che mette tutti d’accordo, non accorcia i tempi”.

Rispunta l’ipotesi dei semafori al posto delle rotonde
Come soluzione temporanea l’Ustra potrebbe riproporre l’ipotesi dei semafori al posto delle rotonde per rendere più fluido il traffico. Una proposta già bocciata in votazione popolare nel maggio 2019 e che secondo il consigliere nazionale Bruno Storni, promotore dell’allora referendum, e il deputato Nicola Pini, co-correlatore dei rapporti della commissione della gestione a favore della semaforizzazione, è difficilmente realizzabile.

“Ero favorevole alla proposta, ma credo che adesso, a pochi anni di distanza dalla bocciatura, diventi difficile riproporla”, sottolinea Pini a Radio 3i. Cosa fare quindi in quella tratta? “La risposta deve essere strutturale. Spero che Ustra riesca a convincere l’Uffficio federale dell’ambiente della bontà del progetto, che in Ticino è ampiamente condiviso anche dalle associazioni ambientaliste. Nel frattempo, bisognerà approfondire cosa fare, ma le soluzioni non sono mille. Credo che ora sia davvero responsabilità di Ustra avanzare qualche proposta in più di quelle già formulate”.

Anche per Bruno Storni la proposta dei semafori finirà nel cassetto. “È molto difficile da riproporre, sia perché è già stata bocciata dalla popolazione, ma anche perché è stato appena attivato il collegamento ferroviario Locarno-Lugano. L’utenza del trasporto pubblico aumenterà anche in futuro e non credo ci sarà un aumento del traffico su quella strada, come invece paventato”. C’è poi un altro problema, aggiunge il consigliere nazionale. “Ustra qualche mese fa ha definito che la Mappo Morettina ha dei problemi di sicurezza e vuole ridurne la capacità. La galleria è già ora in saturazione e va messa in regola a livello di norme di sicurezza. Quindi pensare di aumentare il traffico tra Quartino e Sant’Antonino, per poi trovare incolonnate le auto a Mappo Morettina, non credo abbia un gran senso. Il futuro sarà più trasporto pubblico”. Se effettivamente la proposta verrà rilanciata, Storni non esclude nuove opposizioni, anche se ora la questione è diversa. “Nel 2019 è stata una decisione del Gran Consiglio ed era referendabile. Adesso è una decisione dell’Ustra. La strada è quindi in mano alla Confederazione. È ancora da capire quale sarebbe il procedimento giusto per impedire questa operazione”.

Anche Zali sembra essere scettico su questa opzione: “Ustra ora è la proprietaria di quel tratto di strada e vedo che ritiene di adottare soluzioni che prima avversava e che sono state bocciate dal popolo ticinese. Va a toccare un tasto abbastanza delicato”.

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