
La bocciatura alle urne del progetto da 19 milioni per la valorizzazione della Fortezza di Bellinzona apre una riflessione che va oltre il futuro del complesso. Secondo Alan Del Don, caporedattore del Sopraceneri del Corriere del Ticino, il risultato può essere letto come «una bocciatura dell’apparato politico-istituzionale cittadino: Municipio, Consiglio comunale e partiti storici», che avevano sostenuto compatti il progetto.
«È l’ennesima scollatura tra l’establishment di Bellinzona e la società civile», osserva Del Don. Non sarebbe la prima dopo l’aggregazione: nel 2018 un referendum aveva già bocciato la proposta sugli onorari. Il voto sulla Fortezza si inserisce in «una difficoltà più ampia della Città nel portare a compimento i grandi progetti».
La Città vuole prima sentire il Cantone
Il sindaco Mario Branda riconosce che la sconfitta pone una questione politica. «Quando si perde una votazione un problema c’è per forza, e adesso deve naturalmente essere affrontato», afferma. Il Municipio dovrà valutare se sia ancora possibile lavorare sul progetto e a quali condizioni. Branda lo considera comunque «fondamentale» per il futuro di Bellinzona, pur sottolineando che non è l’unico dossier strategico per la Città. Dopo il voto, la palla passa anche al Cantone. Tra le incognite restano gli 8 milioni previsti per il progetto e la disponibilità a mantenerli. Branda ritiene necessario incontrare prima il Consiglio di Stato, per capire se vi sia ancora margine e a quali condizioni; in seguito, si potrà discutere con i referendisti.
Per il promotore del referendum Brenno Martignoni, invece, il primo passo dovrebbe essere convocare proprio i referendisti: «Il Municipio deve vedere come si può cominciare a lavorare e tutti devono rimboccarsi le maniche per andare verso quello che ha chiesto la popolazione». La vittoria, sostiene, è anche un’indicazione sul metodo: «Non si può rimanere in una torre d’avorio e dire semplicemente quello che bisogna fare prima di aver consultato e tastato la base».
I progetti
Del Don invita infine a leggere il risultato nel quadro dei progetti che Bellinzona fatica a realizzare. Cita il quartiere delle Officine, fermo mentre la pianificazione deve essere rivista, il terzo binario, sbloccato dopo anni, e il futuro ospedale alla Saleggina, dove restano nodi pianificatori. «Sono interventi che potrebbero incidere sullo sviluppo socioeconomico della città nei prossimi 15-20 anni, ma che per un motivo o per l’altro non riescono a partire».

