
La recente proposta del Dipartimento socialità e sanità di allocare a Chiasso una 50ina di famiglie richiedenti asilo ha suscitato le reazioni dei comuni del Basso Mendrisiotto, che hanno indirizzato una lettera al Governo. Ne abbiamo parlato con il Sindaco Bruno Arrigoni, secondo il quale nonostante si tratti di un progetto interessante “noi contestiamo il fatto dell’ubicazione. Ancora una volta è stato scelto il Basso Mendrisiotto, inoltre il luogo scelto era già stato pensato come spazio di aggregazione e incontro. Se noi mettiamo altre cento persone c’è il rischio che venga a crearsi un ghetto, ed è quello che noi vogliamo evitare”.
Il progetto in dettaglio
Il progetto presentato negli scorsi mesi dal Dipartimento socialità e sanità prevede – come detto – il trasferimento di 50 famiglie nella cittadina di confine. La destinazione prevista è quella del complesso Calicantus, nel quartiere di Via Soldini. L’edificio comprende un centro multifunzionale già attivo in diversi ambiti finalizzati all’integrazione tra nuovi arrivati e persone del posto. Le 50 famiglie verrebbero ospitate negli appartamenti sovrastanti, già parzialmente occupati. Gli Esecutivi del Basso Mendrisiotto non tuttavia ritengono percorribile il progetto, e hanno confidato il loro disappunto ad una lettera, indirizzata al Consiglio di Stato. “Noi parliamo di circa 150 persone in più nel nostro territorio, dove c’è già una certa pressione. Non dimentichiamo inoltre che ci saranno anche circa 40 bambini da iscrivere nelle scuole. Ma è impossibile piazzarli tutti a Chiasso, quindi dovrebbero venir dislocati nei vari Comuni limitrofi”. Arrigoni ci ha poi spiegato che dal canto loro “l’integrazione è fattibile, ma bisogna avere dei numeri che si possano tenere sotto controllo. E lo dice anche l’Associazione Mendrisiotto Regione Aperta. Questo lavoro si può fare solo se i numeri lo permettono: se arriviamo ad avere 700 persone come lo scorso anno si creano solo problemi”.
Migliore ripartizione necessaria
Secondo gli Esecutivi momò, la soluzione andrebbe trovata in una migliore ripartizione dei richiedenti asilo. “Noi riteniamo il progetto interessante, ma va valutato su un’altra zona e sul resto del Cantone. Quando si parla di migranti c’è sempre la tendenza di, per così dire, ammassarli qui sul confine. Se invece si potesse diluirli sul resto del Ticino ci sarebbero meno problemi, la situazione sarebbe più gestibile e potrebbe rappresentare un arricchimento per tutti”. Verosimilmente le prossime settimane vedranno le trattative tra le due parti in gioco. “Noi ci aspettiamo che questa visione, perché non è ancora una decisione definitiva, venga rivalutata e che questo centro venga posizionato in un’altra zona del nostro Cantone”, ha concluso Arrigoni.

