
Il Ministero pubblico ticinese ha emesso un decreto di accusa nei confronti di Manfred Hauke, sacerdote e professore alla facoltà di teologia di Lugano. L’accademico è inoltre editore della rivista scientifica tedesca Theologisches, su cui a inizio 2021 era stato pubblicato un articolo del prete polacco Dariusz Oko, intitolato “Sulla necessità di limitare le cricche omosessuali nella Chiesa”. Articolo che è valso ad Hauke una denuncia da parte di Pink Cross, la federazione svizzera degli omo- e bisessuali, per discriminazione e incitamento all’odio. Nell’articolo, oggi cancellato dal sito della rivista a eccezione delle prime e ultime righe, l’autore parla di una mafia gay all’interno della Chiesa, che si comporta – citiamo – “come un parassita privo di scrupoli, come un cancro che non esita ad ammazzare il suo ospite”. Come detto, Manfred Hauke è attivo presso la Facoltà di teologia, dove insegna pure Markus Krienke, a cui abbiamo chiesto quanto queste posizioni siano frequenti nella teologia.
Krienke: “Un'omofobia strumentalizzata da un gruppo conservatore”
“Bisogna dire che questi casi esistono. Il fatto che questo episodio sia venuto a galla ne è la dimostrazione”, spiega Krienke, precisando che casi simili sono sintomo di “una fetta più grande nella Chiesa rispetto a quella che percepiamo quotidianamente”. Per il professore sono soprattutto la violenza, il linguaggio usato, i pregiudizi e l’omofobia chiaramente espressi “ad essere il segno di una delle tante ferite che purtroppo esistono all’interno della Chiesa”. Per Krienke, la realtà di cui parla l'articolo, ovvero che esiste una omo-lobby che incide pesantemente all’interno della Chiesa, “è una verità che del resto non è stata scoperta grazie all’articolo. Il problema è che con questo linguaggio si incontrano due gruppi che si radicalizzano a vicenda: da un lato una omo-lobby e dall’altro un’omofobia strumentalizzata da un gruppo molto conservatore all’interno della Chiesa”.
La difesa di Hauke
In uno dei numeri successivi alla pubblicazione dell’articolo, nel suo editoriale Hauke difende la scelta di ospitare il contributo sulla rivista. Le parole forti “parassiti” e “cancro” – commenta – “sono state effettivamente usate dall'autore, ma non per etichettare le persone che hanno sentimenti omosessuali in generale, bensì una cricca mafiosa i cui crimini sono stati affrontati anche dalla giustizia secolare e i cui abusi sessuali hanno contribuito non poco a distruggere la Chiesa dall'interno. È la critica a questo che costituisce ‘incitamento alla violenza’? Come si può combattere gli abusi e difendere allo stesso tempo le lobby criminali?”. Hauke prosegue: “THEOLOGISCHES non cederà alle manovre della ‘Gaystapo’ che cerca di portare la nostra rivista davanti ai tribunali secolari per soffocare violentemente la libertà di fede, opinione e scienza”. In una presa di posizione, l’Usi fa sapere di essere stata informata da Hauke della sua decisione di opporsi al decreto, andando così a processo. L’Usi non entra nel merito della vicenda, ma ribadisce di essere contraria a qualsiasi forma di discriminazione.

