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Lugano Plan B
Ardoino: «Fossi luganese mi preoccuperei delle banche, non di Tether»
Redazione
10 ore fa
Nuovo memorandum tra Lugano e Tether. Ardoino replica allo scetticismo e alle critiche di Standard & Poor’s: «Le nostre riserve coprono il 120% degli asset».

A quattro anni dall'avvio del progetto Lugano Plan B, la città di Lugano e Tether hanno sottoscritto un nuovo Memorandum d'intesa che consolida e rafforza l'impegno della Città nello sviluppo dell'innovazione digitale. Sicurezza, resilienza e autonomia digitale verso il 2030. Una collaborazione che - lo sappiamo - non piace proprio a tutti. Permane, infatti, in molti lo scetticismo nei confronti di una società che solo pochi mesi fa – lo ricordiamo – è stata declassata dall'agenzia di rating Standard&Poor's a «titolo spazzatura» per presunte opacità gestionali e per la scarsa trasparenza sulle riserve. Scetticismo al quale il Ceo Paolo Ardoino risponde così. «Le persone che sono scettiche dovrebbero pensare a dove hanno i loro risparmi in questo momento. Le banche hanno come requisito il mantenimento del 10% dei capitali rispetto al 100% dei depositi dei clienti. Quindi, su un 100% di depositi, le banche possono offrire - a prestito ad altre persone o ad altre aziende - il 90% di quello che viene depositato».

«Tether ha il 120% di tutti gli asset depositati dai nostri clienti»

Ardoino ci ha poi spiegato che Tether «ha invece il 120% di tutti gli asset depositati dai nostri clienti. Quindi, se fossi un cittadino luganese mi preoccuperei delle argomentazioni bancarie piuttosto che di Tether. Sono le stesse argomentazioni che Standard & Poor's non ha né controllato né capito bene nel momento in cui ci fu la crisi finanziaria del 2008, quando sono stati dati rating A1 e A2 a tantissime banche poi fallite durante la crisi dei subprime. È quindi stata una mancanza da parte dei loro analisti, volontaria o meno».

Una copertura che comunque non convince

La copertura di Tether è, come detto da Ardoino, del 120%; ma anche su questo c’è chi non concorda e sostiene che i conti sono poco trasparenti. «Secondo me le persone che dicono questo, per mia evidenza ed esperienza personale, sono quelle che non hanno mai speso più di sessanta secondi a capire effettivamente come funziona Tether. Noi abbiamo un certificato di BDO Italia, che è il quinto auditor più grande al mondo. In questo momento, grazie anche al cambio di amministrazione negli Stati Uniti - molto più interessata a supportare le criptovalute - siamo seduti al tavolo e stiamo dialogando con due società dei Big Four. Pensiamo quindi che sia possibile anche per Tether avere un audit completo prossimamente».