
Per il momento l’alta vigilanza non verrà estesa a Norman Gobbi. La questione potrebbe però tornare sul tavolo della Commissione della gestione del Gran Consiglio, dopo la richiesta formale presentata oggi dall’MPS all’Ufficio presidenziale (UP). Al centro della richiesta ci sono le segnalazioni che la 52enne trovata morta a Melide avrebbe fatto nel 2021 a Norman Gobbi in merito a comportamenti attribuiti a Claudio Zali. Il direttore del Dipartimento delle istituzioni ha precisato negli scorsi giorni che la donna lo aveva contattato, ma senza riferire, a suo dire, di alcun reato di natura sessuale. Per il presidente della Commissione della gestione, Fiorenzo Dadò, prima di affrontare la questione è necessario seguire la procedura prevista: una richiesta formale all’UP e una successiva decisione della commissione. «La Commissione dovrebbe concentrarsi non tanto sul singolo caso, quanto soprattutto sull’obbligo di segnalazione previsto per i consiglieri di Stato, i deputati e, più in generale, per gli organi dell’amministrazione cantonale», spiega Dadò ai microfoni di Ticinonews. «Il punto da chiarire è quali informazioni debbano essere segnalate obbligatoriamente e quali, invece, rientrino nella discrezionalità di chi le riceve».
Il punto della situazione sul 14enne alla Farera
Nel pomeriggio l’MPS ha effettivamente inviato la richiesta formale all’Ufficio presidenziale, ma troppo tardi perché le due sottocommissioni incaricate dell’alta vigilanza potessero occuparsene nella seduta odierna. I lavori si sono quindi concentrati sull’analisi di quanto accaduto durante la riunione convocata a giugno da Claudio Zali sulla carcerazione alla Farera di un 14enne suo conoscente. «Oggi le sottocommissioni hanno fatto il punto sul lavoro svolto finora, concordando sul fatto che la raccolta di testimonianze e documentazione necessaria sia ormai conclusa», spiega la presidente della sottocommissione Giustizia e diritti Cristina Maderni (PLR). «Si passa quindi alla fase successiva: impostare una prima bozza di rapporto da sottoporre alle due commissioni, che dovranno poi elaborare le conclusioni da portare all’attenzione del Gran Consiglio». Non è stata fissata una scadenza precisa, ma Maderni ha parlato della volontà di accelerare i lavori e di arrivare nei tempi più brevi possibili. Alla domanda sulla possibilità di dover riaprire l’inchiesta, la deputata ha risposto: «Speriamo di no».

