
La perizia del Politecnico di Zurigo presentata al Consiglio federale, ha congelato il prolungamento di AlpTransit a sud di Lugano, promuovendo invece i progetti autostradali A2-A13 e PoLuMe. Una scelta che nel mondo ferroviario ticinese suona come un passo indietro. “Non è un fulmine a ciel sereno - osserva il deputato Michele Guerra - ma oggi il Ticino non si lascia scoraggiare: servono idee e strumenti nuovi per completare l’opera”.
Un modello da reinventare
Tra le ipotesi sul tavolo c’è quella di coinvolgere capitali privati. “Il punto - spiega Remy Cohen, esperto di finanza internazionale - è costruire strutture che non pesino sul debito pubblico. I privati possono entrare, ma serve innovazione e un ritorno economico chiaro. Non beneficenza, ma partnership vere”. Un approccio che altrove ha già dato risultati concreti.
La visione oltre Gottardo
Per il professor Remigio Ratti, economista dei trasporti, la questione è soprattutto di prospettiva. “La perizia ha dimenticato la dimensione internazionale del progetto: l’asse Londra-Genova serve 150 milioni di persone e il Gottardo ne è il cuore. Nell’Ottocento il tunnel fu costruito con metà fondi pubblici e metà privati. Dobbiamo tornare a ragionare così”. Tra freni finanziari e priorità riviste, il Ticino prova dunque a non restare in coda: AlpTransit, per molti, non è solo un’opera ferroviaria, ma una direzione da non perdere.

